giovedì 31 agosto 2017

Pulcinella in tournè 'ncopp'a torre di Montepulciano

Venìteme a truvà... stò a Montepulciano. Nossignore... non per scularme 'nu litro 'e chiò chiò, 'o vino  ca ccà  fanno buono. 
Stò 'ncopp'a a 'na torre, ca stà comm'a 'nu càntero proprio al centro di una piazza e tengo na mazza mmano. Ogni ghiuorno, piglio sta mazza e 'nbungt e bbangete... sbatt'a mazza mia 'ncopp'a na campana... accussì 'a ggente dice: ah, s'è fatta ll'ora, è meglio ca 'me spiccio.... è arrivato 'o mumento... ca me lev'a nant... 'o sasiccio.
Confermo: è tutto vero! Se passate per la Toscana, dalle parti di Siena... nello stupendo borgo di Montepulciano, vi troverete (precisamente a Via di Gracciano nel Corso, 51-59) di fronte una piccola torre costruita intorno al 1524. Poco più alta di un paio di piani, giusto al centro della piazza, con un orologio su di una facciata, sormontata da una scarsa merlatura e dall'automa di Pulcinella che scandisce il tempo.



Oggi conosciuta come Montepulciano, nel medioevo la città era nota come Mons Politianus. Lo testimonia un documento del 715. Qui vi nacque Agnolo Ambrogini, grande poeta della corte medicea e del nostro Rinascimento, che si fece chiamare “il Poliziano”. Ha notorietà anche per la ricchezza di ottimi vigneti, dai quali si ricava il Vino Nobile di Montepulciano DOCG.
Ma che centra con Pulcinella e, soprattutto, la statua è veramente quella di Pulcinella?



Una la leggenda vuole che fu un vescovo di Napoli del '600 (ma non si sa chi fosse ed a Montepulciano non c’è mai stato un vescovo nato a Napoli od in Campania) a porla li dove oggi al si vede.
C’è invece chi sostiene che Pulcinella fu messo lì come simbolo culturale, una maschera che ricordasse il Teatro e che facesse piacere alla nobiltà Poliziana.

Scrive, nel suo blog   "valdichiana oggi",  Maurizio Menchetti:
L’Arch. Fabio Fiorini e’ stato bravissimo nel descrivere il lavoro di restauro e ricostruire, ( attraverso fonti certe), della torre e dell’automa e la storia di questo Pulcinella che probabilmente e’ il rifacimento seicentesco di un medioevale Mangia. Lo stesso, ed io concordo con lui, e’ stato deciso nell’affermare che chi ha costruito l’automa, che rimane ad oggi autore sconoscito, non aveva certamente come riferimento il Pulcinella napoletano (di cui non ha niente in comune se non il colore dell’abito) ma probabilmente un personaggio spagnolo (Il Pica) e che quindi le tradizioni che hanno da sempre accostato l’automa alla maschera napoletana rimangono tradizione storica ormai radicata nell’animo poliziano ma non autenticità storica.
"Rubiamo" la definizione del personaggio del Mangia direttamente da Wikipedia:
Da sempre il popolo senese è solito chiamare con soprannomi ed epiteti cose o persone (non a caso ogni fantino che corre il Palio ha un personale soprannome datogli dalla contrada con cui esordisce); non fu escluso da tale consuetudine uno dei primi campanari adibiti a scandire le ore, tale Giovanni di Balduccio, "mésso dei Signori Nove", noto per i suoi sperperi e i suoi vizi legati soprattutto alla cucina. Tale fama gli valse il soprannome di "Mangiaguadagni" o, più semplicemente, "Mangia".[3]
Il lavoro di campanaro non gli durò a lungo visto che nel 1360 venne subito installato il primo orologio meccanico. Quando poi nel 1400 Don Gasparo di Simone degli Ubaldini (famoso al secolo per l'orologio del Rialto a Venezia, di Orvieto e di Città di Castello) ne rifece i meccanismi (n.d.r. si sta parlando della torre del Mangia di Siena), vi associò un automa per battere le ore sulla campana al posto del Balduccio. Il popolo senese conservò il nomignolo di "Mangia" anche per l'automa meccanico che l'aveva sostituito, anche in considerazione delle ingenti somme di denaro che venivano versato per i numerosi interventi di manutenzione e restauro dell'orologio e dei suoi complicati meccanismi.
La figura del “Mangia” è sempre stata accompagnata da un'aurea di mistero e fantasia. L'affetto e la simpatia che il popolo senese gli ha sempre riconosciuto è stata tale che, dal Seicento, gli vennero attribuiti alcuni componimenti satirici vestendolo così della dote di poeta. Risulta suo un madrigale dal titolo “ Il Mangia smartellato a gl'amanti ammartellati, infarcito di equivoci doppi sensi, ancora conservato presso l'archivio dell'Accademia dei Rozzi, datato 1667: “Dell'antica campana/ hor che mi trovo un Campanon maggiore/ Vò cercando per tutto/ Martel più grande per sonar l'ore;/ Voi amanti scherniti,/ Che di tal Mercantia sempre abbondate,/ Un de' vostri martelli a me portate: / Qual non voglio comprare,/ Ma si bene scontare / Che se col vostro sospirato oggetto, / Sollevarete gl'amorosi affanni, / Vi prometto di farvi ore com'anni.”
Qui, però, si parla della torre del Mangia di Siena. Altrove il Mangia viene descritto come: 
...nel linguaggio popolare toscano, un personaggio diabolico e spaventevole (mangiabambini) che ha trovato la sua raffigurazione più famosa nell'automa che batteva le ore nella torre del Palazzo Pubblico di Siena. 
Si legge nei commenti della stessa pagina del citato blog di Menghetti:

 
Il Prof. Guglielmo Marcocci riporta nel suo libro (tra le tanti citazioni) una in particolare che pare confermare questa tesi e cioe' quella del Prof. Andrea Calmi, del ginnasio poliziano, che nel 1881 pubblico' un corposo articolo sull'argomento in cui affermava, con novizie di riscontri letterari :
" il Pulcinella Poliziano non va' confuso con la maschera napoletana perche' il nostro e' una figura di onesto cittadino, torreggiante, imperterrito, sull'alto di una piazza con cappello a larghe falde, con una sopravveste bianca, stretta alla cintura e con calzini bianchi serrati al polpaccio. L'abito e' disseminato di grossi bottoni e, nella mano sinistra,impugna un'asta da oltre tre secoli, cioe' dalla seconda meta' del 600, ogni volta che trenta minuti precipitano nel nero abisso del tempo, il braccio destro, senza dolersi del formicolio in tanti anni passati nell'umidita', si alza lentamente , ricade e piu' volte colpisce col martello la malcapitata campana di bronzo e vigila sulla piazza".
Qualcuno di voi ha notato un vago accenno al fatto che i Poliziani, onesti cittadini,  non avrebbero mai accettato come loro rappresentante, addirittura, un Pulcinella... emblema di ladronerie e accidia?
Leggiamo, infine, come risponde un altro utente:

 (...) Vede,Menchetti,la faccenda è seria e va discussa con calma. L'automa, prima e dopo il rifacimento,ostentava una maschera?Il costume ha un'importanza decisamente secondaria.E' la maschera che corrobora,relativamente si intende,l'ipotesi di una parentela tra Pulcinella e l'automa.Per altro verso,se la maschera viene apposta all'automa con il rifacimento, rinnovandone l'identità:non potremmo trovarci di fronte,tenuto conto dell'epoca,ad una colta e sottile allusione barocca al trionfo del tempo e del disinganno?Affidandola a chi ,meglio di chiunque altro, è stato ,ed è ,in grado di rovesciare ogni eroico furore in saggio disincanto. Magari quell'artigiano aveva capito più cose, ed ha lasciato a Montepulciano un piccolo monumento di arguta saggezza ,di quelle contenute nella mente ristretta di Marcocci ,con le sue illusioni "progressiste" e civili.Secondo Dario Fo,Goldoni non aveva capito Pulcinella:si sorprenderebbe se non l'avesse capito Marcocci?

 Come non si può essere daccordo con questo utente? La statua è decisamente quella di Pulcinella. 


 dal sito http://www.quinewsvaldichiana.it/pulcinella-torna-sulla-torre.htm la statua di Pulcinella dopo il restauro

A svelare, forse,  la faccenda è un altro commento, sempre sullo stesso blog (che vi invito a leggere in originale perchè è molto lungo):
   Da: Scultura a Montepulciano dal XIII al XX secolo, Società Storica Poliziana, Montepulciano, Editrice Le Balze, 2003, pp. 104-105.
...
Statua di Pulcinella
Statua a tutto tondo in legno rivestito di latta
Autore: Giuseppe di Giovanni Valentini 
Data: 1680
Collocazione: Montepulciano, sulla sommità della torre di Pulcinella 
L'edificio prospicente su piazza Michelozzo, conosciuto comunemente come torre di "Pulcinella", fu costruito con funzione di orologio pubblico dalla "Venerabile Opera e Fraternita di S.Agostino" (...) Dalla lettura dei documenti originali presenti nell'Archivio della Fraternita di Sant'Agostino apprendiamo che alla data del 15 aprile 1523 venne dato un anticipo al maestro Goro da Chianciano "... p(er) parte del p(rez)zo deloriolo e campana ..." come da contratto, mentre nel settembre dello stesso anno vennero poi acquistati 8000 mattoni, per "... loriolo da farsi....". (...) 
Ma le notizie più interessanti sono però relative all' aprile-maggio dello stesso 1524 quando, a più persone, ma in particolare a tale "Nanni di strippa" vengono pagati: il legname (una "testa di trave") occorso per il fare "el mangia"; "le bullette" per l' armatura del "mangia"; a "mateio fabbro ... la mazza del braccio"; ed infine, ancora a "Nanni di strippa", la fattura del "cappello del mangia" Pochi anni dopo, nel 1532, per proteggere il legno con cui era stato realizzato il mangia "Mariotto dottaviano" ricopre la statua con " ... otto foglij di ferro stagnato ... p(er) asectare e aconciare Eluomo deloriolo". 
 (...) Nel corso del Seicento la statua venne più volte restaurata fino a che nel 1679, ormai "infradiciata" perse un braccio (quello che batteva le ore) che cadde nella strada sottostante.  
Il vecchio "mangia" è però ormai talmente logoro che l'anno successivo viene deciso comunque di sostituirlo. Il consiglio diede allora incarico al maestro falegname Giuseppe di Giovanni Valentini di effettuare il lavoro. Oltre al legno vennero pagati al Valentini 32 fogli di latta per vestire " ... la statua del oriolo. Durante i decenni successivi vengono annotati solo lavori di manutenzione ma, nel 1750 la statua, ormai vecchia di 80 anni, necessitò di un intervento più approfondito. Con nostra sorpresa nella segnatura di pagamento si legge : " ... a Bastiano Mazzi per avere raccomodato Pulcinella p(er) avergli rifatto le gambe e altro che sta sopra il ordegno che batte le ore ...". Ora, visto che sembra ragionevole affermare che la statua in questione sia ancora quella costruita nel 1680, ne consegue che la maschera napoletana è stata collocata sulla torre già alla fine del XVII secolo. 
In effetti il personaggio Pulcinella, la cui 'invenzione' é da far risalire ai primi del Seicento (Sembra che l'inventore di Pulcinella sia stato Silvio Fiorillo intorno al 1620), raggiunse proprio sul finire del seicento popolarità universale in virtù della grande voga teatrale conquistata in Italia ed in Europa ed é possibile che possa essere stato ben conosciuto anche a Montepulciano che già nel secolo XVII era dotata di un teatro per rappresentazioni. E' proprio grazie all' osservazione di riproduzioni grafiche di fine Seicento - inizio Settecento di Pulcinella che ritroviamo le maggiori analogie con l'aspetto della statua poliziana, specie in riferimento al particolare tipo di cappello ed al colletto che contrastano con quelli delle iconografie moderne della maschera napoletana (VB Enciclopedia Treccani alla voce: Pulcinella).




Mistero risolto allora? Chi lo sa. Data la somiglianza è difficile che la statua che campeggia sulla torre non sia quella di Pulcinella. Vogliamo dare l'ultima parola al nostro Acerrano? Pullecenè?! Ma allora... lla sopra sei tu o non sei tu?
Mistero risolto allora? Chi lo sa. Data la somiglianza è difficile che la statua che campeggia sulla torre non sia quella di Pulcinella. Vogliamo dare l'ultima parola al nostro Acerrano? Pullecenè?! Ma allora... lla sopra sei tu o non sei tu?

"Song'io? Nun songh'io?.... ma chi se ne fooootte?

martedì 2 maggio 2017

Pulcinella contro l'omm' 'e mmerda (e il trailer di Pulcinella Vs Arlecchino)

PULCINELLOMAN CONTRO L'OMM'E 'MMERDA

Amici cari, 'nu juorno fuje muzzecato da 'nu pullicino ch'aveva mangiato 'nu vvermezzullo dint'a na rustica  campagna della terra  dei fuochi di Giugliano.  
Subbèto me venette 'na mmossa 'e viscere,trònnole dint'a panza… pìrete'nturcinamiemt' 'e stentinee 'na sciorda fulminante.  
fu in seguito a chistu fatto, uà che mazzo, ca io scuprette ca m'ero pisciato sotto e  che avevo pigliato 'e superpoteri proporzionali proprio d'e pullecine. 
ma si capisce…  quando sponta 'nu supereroe… subito  accumpareno…  'e superfetiente: l'ommo wallera, sfaccimmusomanla janara, la donna fetosa e la capera… 
e appriesso ancora venettero dottor chiattillo, fareniello, 'o ricuttaro, 'ntrocchiamane don chitestramuorto.
Ma il mio  nemico acerrimo (acerrimo però… nun significa ca viene da Acerra)è sempre stato isso: l'omm'e mmerda.
'O potere che chisto  tiene è quello di essere 'na persona mediocre... senza valoree d'avere la faccia comm'tene lu culo
Può trasformarsi in chiunque e, comm fà 'a sabbia quando te scappa dalle dita… se 'nfizza dint'a ogni senga e ogni purtuso… e senza cuntegno già t'ha ammurbata l'aria, stu zèzzuso.
va dint'e posti d'o putere e te cumanna.mette 'e càmmice bianchi 'e  nun te diceca 'e vvote... cchiù 'e 'na meza supposta vale 'na scupata… 'Mpesta pure i tuoi amici solo che a stu punto,diventa assai difficile capire chi è ca è stato veramente posseduto e chi, ammagari… strunzo lo era sempre stato.
Io sò tenace ma isso è chiù curnutot'en'a risorsa ca 'è "n'omm'e niente" e chist, è 'o paese ca si nun vai niente'o te fanno ministro  o te fanno presidente
p'ò, se allu manco se vede dint'o custrutto, caccia ll'arma segreta:… 'e sorde, ca p'e tanta gente, sò comm'a 'nu faro...quando song'omm'e mmerda pure lloro.  
basta, ih che schifezza, quando è troppo è troppoio adoro 'e scazzuttiarme cu ggente bella, onesta e pulitada' quattro mazzìate aret'a capa d'o diavolo fetente'nfilà 'na funa nganna  'a morte scurnacchiata
mettere 'na mano 'mpiett'a Culumbinae appiccecarmi pò… cu fràtemo Arlecchino.ah… cheste si ca sò soddisfazioni.
 (G. MascoloJ




Approfittando di questo post battagliero, voglio segnalarvi un interessante video che ha come titolo PULCINELLA VS ARLECCHINO

Pulcinella è cresciuto custodendo un terribile segreto sulla sua infanzia, fuggendo dal malvagio Dottor Balanzone e dai suoi esperimenti crudeli. È scappato portando con se solo la sua maschera e la sua paura, lasciandosi alla spalle ciò che di più vicino aveva ad una famiglia.

Ma quando il grande amore della sua vita, Colombina, gli chiede di sacrificare la sua tranquilla vita da pizzettaro per salvare suo fratello Arlecchino dai demoni che lo possiedono; Pulcinella deve scegliere di impugnare la pala della vendetta e affrontare le ombre del suo passato!

Ora le due leggendarie maschere si affronteranno in un epico scontro nel più sanguinoso dei carnevali!





"ArlecchinoVsPulcinella"
Ideato e scritto da ALESSANDRO DI CRISTANZIANO, LORENZO MARZOCCA, SILVIO CIANCIULLO con la partecipazione di STEFANO BLASI
Regia e Montaggio ALESSANDRO DI CRISTANZIANO & LORENZO MARZOCCA

Starring:
FRANCESCO SCIRO’ [Pulcinella]
DANIELE BIANCHINI [Arlecchino]
MARTINA SIMONELLI [Colombina]
EMANUELE NATALIZI [Dottor Balanzone]

Musiche e Sound Design GABRIELE DUREGON
Costumi RACHELE BARTOLI
Trucco PFX RAFFAELLA DI BARTOLOMEO
Produzione Esecutiva HEADSHOT STUDIO, SARA PICCINNI LEOPARDI
Assistenti alla produzione LUCIO LUZZATO, GINEVRA BARBONI, GIOIA ZURLO
Operatore Drone NILS ASTROLOGO
Edizione FRANCESCA DI DONNA
Fonico di presa diretta GIANLUCA BONANNO
VFX ALESSIO PERICO'
D.O.P TOMMASO CASSINIS, TOMMASO SALAMINA

E con LEONARDO MOZZETTI [Pulcinella bambino], MARCO ZUCCARI [Arlecchino bambino], SARA BIANCO [Colombina bambina]
Comparse ANNALISA BUCCI, FRANCO D’AGOSTINO, MASSIMILIANO TURI, MARCO PASQUALE, LORENZO MASILI, LORENZO LEONARDI

Si ringraziano

ISTITUTO INTERNAZIONALE DI ISTRUZIONE GIOVANNI PAOLO II e Ottavio Di Paolo

PALESTRA HWAL MOO DO

MAAM Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz

Mariachiara Sammartino , Tiziano Cioccolini, Saverio Corsaro

venerdì 24 febbraio 2017

1978 Un viaggio oltre il folclore: le indie di quaggiù. (Documentario RAI sulla Zeza)

Ecco un bel documentario scovato su Youtube (utente marco calzetta). 
Un viaggio oltre il  folclore: le indie di quaggiù. Seconda puntata: il maiale di Sant Antonio

Si tratta di un documentario in quattro puntate andato sulla rai intorno al 1978. Le sigle sono state realizzate dal gruppo MUSICA NOVA di E. BennatoC. D'angiò


Il filmato ci restituisce l'immagine di un italia del sud degli anni 60, non molto diversa da quella che poteva essere (nei paesini) nei secoli precedenti. In questi ambienti nascevano spontaneamente, con scopi magici, religiosi o  propiziatori le tradizioni popolari di cui la  seicentesca Canzone di Zeza fa parte. Su questo blog c'è questo articolo che già ne parla e, data la vastità dell'argomento, altri ne verranno. 

Aggiungo sotto il video del documentario girato presumibilmente a San Carlo di Sessa Aurunca- Caserta, un video più recente sempre con la Zeza e della stessa zona... affinchè possiate valutarne le differenze o il rispetto della tradizione. 
Buona visione


La canzone di Zeza San Carlo 1978


carnevale 2011 a San Carlo





giovedì 6 ottobre 2016

Sergio Vitolo Pulcinella in Bella e perduta



 BELLA E PERDUTA di Pietro Marcello, scritto da Maurizio Braucci e Pietro Marcello, una produzione Avventurosa Film con Rai Cinema, è stato l’unico film italiano in Concorso 68° Festival del Film di Locarno.
Con il precedente La bocca del lupo (ambientato a Genova) il regista casertano aveva vinto nel 2009 il Torino film festival.

Il film  racconta la storia del pastore Tommaso Cestrone, che per tutta la vita ha curato (a spese sue)difeso da vandali e camorristi la Reggia di Carditello.




La real tenuta, voluta da Carlo di Borbone nel '700, a San Tammaro, provincia di Caserta, e consegnata dai Savoia nelle mani di un arrogante notabile di Casal di Principe, dal gennaio 2014 è tutelata dal Ministero dei Beni Culturali grazie all'impegno dell'ex ministro Massimo Bray che si è speso per salvarla al fianco di Tommaso Cestrone, morto per infarto la sera della vigilia di Natale e ricordato da tutti come “l’angelo custode” della Reggia.   

Tommaso Cestrone, uomo comune, volontario della Protezione civile di San Tammaro, custodiva volontariamente e gratuitamente da circa due anni, la Reggia di Carditello, la residenza di caccia dei Borbone, abbandonata prima all’incuria del tempo e dei saccheggiatori e poi messa all’asta. Aveva la sua azienda agricola di fronte alla Reggia e stufo dello stato di abbandono in cui versavano i giardini reali cominciò ad occuparsene ripulendoli dai rifiuti e facendo rivivere il loro splendore. 
Cestrone, nominato nel 2012 dal giudice del tribunale fallimentare custode giudiziario ausiliario della Reggia, si occupava della manutenzione ordinaria del parco, presidiando il sito anche di notte e dormendo in una roulotte. 

I suoi amici lo ricorderanno come “l’angelo di Carditello” perché il suo volontariato era pura passione che non si arrestò neanche di fronte a minacce, intimidazioni, incendio dell’auto e persino uccisione di alcune pecore da parte di speculatori interessati al mantenimento dello stato di degrado della Reggia. A Tommaso Cestrone è stata  anche assegnata una menzione speciale nell’ambito del premio nazionale “Don Giuseppe Diana” per la sua opera di custodia e di tutela della Reggia. 
(tratto dal sito: http://www.labsus.org/2014/01/la-reggia-borbonica-di-carditello-perde-il-suo-angelo/)  


Oggi, dopo ben undici aste giudiziarie andate deserte. Il ministero dell’Economia, attraverso la controllata Sga, ha acquisito il sito borbonico costruito a San Tammaro (Caserta) nel Settecento dall’architetto Francesco Collecini (allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli), aggiudicandosi l’asta tenuta questa mattina al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la cifra di 11,5 milioni di euro. Nei prossimi giorni la Sga cederà la Reggia al ministero dei beni culturali e turismo sulla base di accordi già stipulati nei giorni scorsi. ”Adesso metteremo in piedi una fondazione a cui parteciperanno Stato, enti locali e mi piacerebbe anche il ministero dell’Istruzione”, annuncia il ministro Bray. Che sottolinea: ”vorrei fossero coinvolte le università del territorio e il ministero dell’Ambiente perché Carditello può essere uno straordinario osservatorio sull’ambiente“. 
(http://www.restoalsud.it/2014/01/lo-stato-finalmente-ha-riacquistato-la-reggia-di-carditello/)  

IL FILM

Nel film  "Bella e perduta", nato come documentario,  compare per l'ultima volta l'angelo di Carditello. 
A causa della sua morte il film si è di fatto si è arricchito di simboli e significati e si è trasformato in una fiaba contemporanea in cui Pulcinella, viene inviato dal paradiso, nella Campania dei giorni nostri, per esaudire le ultime volontà di Tommaso: mettere in salvo al nord un bufalo chiamato Sarchiapone destinato, in quanto maschio, al macello - per raccontare il divario sempre più drammatico che separa l'Italia dagli italiani. 




Osservando durante il loro viaggio le brutture della camorra, la brutalità dell'ignoranza e il disprezzo per il passato da un lato, lo splendore dei paesaggi e gli slanci individuali di ingegno umano dall'altro.  Il film è stato distribuito dall'Istituto Luce Cinecittà.

Dal nostro punto di vista, quello della "ricerca"del Pulcinella qui non ritroviamo Pulcinella ma uno dei possibili Pulcinella napoletani, a dimostrazione della versaltilità di questa maschera. 
Non c'è il costume, non c'è la voce stridula da gallina, non ci sono i gesti ballerini della tradizione ma c'è il pensiero profondo, la filosofia di un popolo che, fortunatamente, qui non viene usata in modo lagnosa e piagnucolosa. Meno male perchè da questo punto di vista il film sarebbe potuto essere (per la maschera) un vero disastro.

SERGIO VITOLO il Pulcinella

Sergio Vitolo, oltre che attore, è stato anche autore e scrittore conosciuto per  Il ladro (2003), Gomorra (2008) and La baracca (2005).
Qui Vitolo non indossa l'abito classico di Pulcinella: il camicione è una semplice maglietta bianca. La maschera, plasmata evidentemente sul volto dell'attore, presenta dei muscoli sopraccigliari molto accentuati. Gli occhi non sono quelli tipici, tondi, piccoli, ma lasciano scoperti l'intera orbita oculare. Il naso è aquilino ma estremamente lungo e a punta. L'unico elemento d'"ordinanza" è il coppolone di feltro duro.




giovedì 8 settembre 2016

Mariano Rigillo e il Paparascianno di Antonio Petito

Mariano Rigillo


Mariano Rigillo, orgoglio napoletano dal 12 settembre 1939 è, secondo l'Enciclopedia dello spettacolo, "una delle più forti personalità teatrali di origine partenopea affermatasi a livello nazionale."
Interpreta, fin dall'inizio della sua carriere, testi impegnati ( si è diplomato  all'Accademia di Arte Drammatica interpretando un testo di Ibsen) e si cimentò poi con Seneca, Giordano Bruno, Shakespeare, Goldoni, Viviani, Pirandello, Brecht ecc...
Negli anni '70 è protagonista di numerosi sceneggiati RAI tra cui "Dov'è Anna"


Dov'è Anna (immagine colorata da italiacolorizzata )

o Le meravigliose avventure di Saturnino Farandola

Saturnino Farandola (immagine colorata da italiacolorizzata )

Per il suo curriculum completo vi invito a spulciare su  Wikipedia, anche perchè esso si estende fino ad oggi con numerose altre interpretazioni (Con Troisi, con Woody Allen, ficarra e Picone ecc..). 
Oggi, Rigillo, è il direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale.

Si ma.... a noi che c'interessa?

Come? C'interessa! perchè nel 2012 Mariano Rigillo ha interpretato, e anche in modo egregio, il personaggio di PULCINELLA.







28 settembre | 7 ottobre 2012

STAGIONE 2012/2013 TEATRO GALLERIA TOLEDO DI NAPOLI
‘O PAPARASCIANNO    

Napoli Teatro Festival Italia | Il Teatro coop. Produzioni/Galleria Toledo
da Antonio Petito

drammaturgia e regia Laura Angiulli
con Mariano Rigillo 
Cicci Rossini 
Agostino Chiummariello
Michele Danubio 
Alessandra D’Elia 
Angela de Matteo
Francesca Florio 
Toni Fornaro 
Marcello Romolo 
Tonino Taiuti

«L’intreccio si snoda secondo i canoni tipici della pièce giocosa.  Tutto parte dall’impedimento di un’azione che mette in moto l’azione: un matrimonio che non s’ha da fare.  
Una giovane e graziosa fanciulla, viene promessa in sposa dal padre ad un vecchio signorotto danaroso detto O’Paparascianno , ma il cuore della ragazza appartiene a Frongillo e sogna di convolare con lui a giuste nozze.  Ad aiutare i due giovani a coronare il loro sogno d’amore sarà Pulcinella, qui nelle vesti del capo musico della banda del paese.  
I ritmi incalzanti del linguaggio dialettale e la mimica espressiva dei personaggi, concorrono a creare una messa in scena rispettabile e rispettosa nei confronti del testo originale.  
Centrale è la figura di Pulcinella, a cui con grande esperienza dà voce e corpo Mariano Rigillo.  Rigillo porta in scena la maschera napoletana per eccellenza, senza cadere nel rischio dell’interpretazione “macchiettistica”., al contrario riesce a connotarla di un’autentica sensibilità (vedremo un Pulcinella che cede alle emozioni del cuore ed alle tentazioni della carne).  
I personaggi cosiddetti di “contorno” sono in realtà parte integrante della commedia, uno su tutti il personaggio dell’Avvocato Tartaglia che tiene il ritmo recitativo con grande enfasi e poliedricità.  
I due atti recitativi scorrono piacevolmente sotto gli occhi di un pubblico divertito, che diventa complice degli equivoci e i sotterfugi che si snodano in scena.» (da caffènews.it)



E’ tuttavia determinante , nel complesso dei personaggi, la figura di Pulcinella -maschera mutante rivestita di tratti riconducibili allo status borghese- che, incontrastato deus ex machina al servizio della brillante soluzione della vicenda, attraversa l’intera pièce condizionandone il racconto

Una sorta di “amarcord”, un tuffo nel passato? Vedo me ragazzino, sul finire degli anni quaranta e gli inizi dei cinquanta, il mattino di una dome- nica con mio padre (sì, è a lui che devo attribuire non so se dire il merito, ma di sicuro, almeno in parte, la “responsabilità” del mio amore per il teatro) che mi conduceva al Cinema Teatro Diana al Vomero, quartiere dove noi abitavamo. Mi portava ad assistere a ‘O munaciello dint’a casa ‘e Pulecenella di Antonio Petito, interpretato da Salvatore de Muto, ultimo grande Pulcinella storico del teatro napoletano, che la passione, alimentata certo anche dalla necessità in quegli anni non facili di dopoguerra, portava ancora eroicamente sulla scena. Mio padre volle poi condurmi in camerino da don Salvatore. Quella stanca figura di attore che mi sorrideva con la maschera (“‘a meza sola” come viene detta in gergo teatrale) sollevata sulla fronte, non l’ho mai dimenticata. Lo guardavo ammutolito e affascinato. Era la celebrazione del Teatro e della sua grande e misteriosa forza metamorfica! Soltanto grazie ad essa don Salvatore, ora così stanco e affaticato, pochi istanti prima piroettava sul palco con il corpo e con la voce provocan- do in me tanta infantile sorpresa e tanta allegria!...Perchè mi viene in mente questo episodio? Perché lo sto racccontando? ...Forse perchè mi piacerebbe suscitare gli stessi pensieri in coloro che verranno a vedermi?
(dal volantino dello spettacolo)

« ‘O Paparascianno, il barbagianni, questo il nome, «è la storia – spiega la regista Laura Angiulli - di un vecchio sciocco che vuole sposare una ragazza, più che mai dunque inopportuno nella sua superficialità».   Il lavoro è tratto dal testo omonimo scritto nel 1872 da Antonio Petito, drammaturgo e attore teatrale. «Il linguaggio di Petito – dice la regista – è una sorta di esperanto del teatro». Le parole raccontano «qualcosa di non concreto» e perciò universale. Tuttavia, dietro la messa in scena si nasconde un’opera di traduzione del testo da un napoletano di nicchia ad un dialetto comprensibile anche fuori dai confini della città. La maschera principale, come le altre comica e quasi demenziale, è Pulcinella. Ad interpretarla è Mariano Rigillo. «Pulcinella – dice Rigillo – è quella parte di Napoli popolare che ciascuno ha dentro di sé a volte senza saperlo».   È anche un simbolo d’identità popolare e borghese allo stesso perché si tratta di un personaggio rivoluzionario. «Pulcinella – conclude l’attore – è un veicolo di presa di coscienza di una napoletanità perduta in cui i cittadini possono riconoscersi per un riscatto che prima o poi deve avvenire». Laura Angiulli critica il Comune di Napoli: «Non c’è una politica imprenditoriale – dice - noi dobbiamo ringraziare il Napoli Teatro Festival per la produzione dell’opera a teatro». Turismo e arte vanno a braccetto. Infatti, secondo Mariano Rigillo «il repertorio napoletano pretende che Napoli abbia una scuola specifica per questo tipo di teatro». Perché un turista deve sapere dove poter trovare Pulcinella.  » (dal corriere di mezzogiorno)

CHE COS'È VERAMENTE 'O PAPARASCIANNO?

Come lo ha voluto intendere la regista Laura Angiulli e forse lo stesso Antonio Petito, qui il termine Paparascianno sta per indicare uno "sciocco" (il vecchio sciocco che vuole sposare la ragazza)... partendo dalla parola Barbagianni. Apparentemente l'analogia tra l'animale e lo sciocco non mi appare evidente ma io stesso ricordo di aver ritrovato in alcuni testi antichi (e anche in un film in napoletano di cui adesso non mi viene il nome) un altro nome per questo uccello: Babbaleo. In verità il nome Babbaleo è presente anche in  altri dialetti d'italia, ad esempio ne parla sul finire del settecento il milanese Francesco Cherubini nel suo "vocabolario mantovano-italiano: Babbaleo, Babbeo, Babbione... Barbagianni. 

Un sonetto di Ferdinando Russo recita:

– Neh Russolè, stu scialletiello niro
quann’ ’o fernisce? ’O tiene mmano ’a n’anno!
– Ahah...! – Chisto, guè, se po’ chiammà suspiro!
Pare ’o suspiro d’ ’o Paperascianno! ¹)

Dove per Paperascianno si intende appunto: gufo, barbagianni, che soffia di continuo.Esistono comunque altri significati che vale la pena riportare: CAMILLERI nel suo libro "La concessione del telefono" scrive: "...nel vernacolo nostro parascianno (o talvolta paparascianno) intende il barbagianni" (p. 30, cf. p. 30 "Nel gergo più triviale in uso presso la malavita napolitana con parascianno (o paparascianno) si definisce un membro virile d'animalesche proporzioni").  
Nel Méridionalisme enregistré par Salzano si parla addirittura degli organi genitali esterni della donna.
Nell'antica  canzone, di autore anonimo,  'O PAPERASCIANNO  questo è un cagnolino (in realtà la canzone allude ancora una volta al membro maschile.)




LO PAPERASCIANNO



Anonimo

Ll'autriere, a Piedegrotta, io mme portaje,
oje no canillo ch'era bello assaje:
Tutte appriesso lle vanno...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Dint'a la villa, a Chiaja, a Margellina,
mme dice la modista e la damina:
"E' un cagnolin brittanno..."
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Io 'sto canillo addeventá vorría,
vicino a le cchiù belle mme starría...
Quanto vale non sanno...
oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Quanno Lisa lo vede io, chiano chiano,
co' ll'uocchie fá mme la vorría de mano...
Lle venga no malanno!
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Ma Nina ch'è cchiù furba e maleziosa,
p'averlo mme fa sempe la vezzosa...
Non ll'hanno...no, non ll'hanno...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Nc'è no sciore, na stella de lo cielo,
che se nasconne 'ncasa, o co' lo velo...
Mo vène, io non mme 'nganno!...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io..



Ritroviamo, infine, la parola Paperascianno... ancora una volta con riferimento al pene nella canzone "il suicidio del femminella" di Roberto de Simone

- Pazzianno pazzianno 
s'è aizato fino 'nganna 
S'è 'ntustat' 'o sciuttapanno 
pe' fa' asci' 'o paperascianno,

sabato 18 giugno 2016

Pulcinella, travestito da Bruno Leone, dal papa.

La notizia, all'apparenza, non dovrebbe riguardare questo blog. Il 16 giugno 2016  in Aula Paolo VI   il Papa ha incontrato i partecipanti al Giubileo dello Spettacolo viaggiante. 
Per l'occasione ha accarezzato una tigre di sei mesi ed un cucciolo di pantera ed ha accolto artisti circensi e artisti di strada.

Tra detti artisti si è esibito il nostro Bruno Leone, famoso guarattellaro napoletano... allievo e erede  di  Nunzio Zampella, storico guarattellaro

Bruno Leone è di Montemurro in Lucania. Suo padre, pittore, si trasferì a Napoli per insegnare all’Istituto d’arte, di cui divenne direttore. Anche sua madre era pittrice ed è morta all’improvviso mentre Bruno dava uno spettacolo di Pulcinella in Piazza San Domenico Maggiore. 
A Napoli, nel '78,  conobbe Nunzio Zampella, già vecchio e amareggiato.  Aveva rinunciato agli spettacoli in strada perché il pubblico non “chiamava” più, aveva messo in vendita burattini, copioni, scene, teatrino. Il museo del S. Carlo non aveva saputo che farsene , li aveva comprati invece il museo del Piccolo Teatro di Milano. 
Con Bruno Nunzio era stato all’inizio burbero e scostante, poi si era meravigliato: perché mai voleva imparare un’arte che non piaceva più a nessuno? Ma dinanzi alla sua insistenza gli rivelò a poco a poco ogni segreto. Fra le magie che ogni tanto Bruno portava a casa mia, comparve a un certo punto la pivetta - che contrariamente al detto popolare è un vero segreto di Pulcinella, di cui è gelosissimo. 

La pivetta è uno strumento che si inserisce tra la lingua e il palato e che usata abilmente conferisce a Pulcinella la sua voce chioccia. L’abilità è vitale: se non si manovra bene la pivetta si rischia di ingoiarla e di rimanerne soffocati. Il vero Pulcinella si distingue da quelli finti per l’uso della pivetta. Lo statuto dell’associazione dei punch inglesi prevede che può essere accettato come membro solo chi padroneggia la pivetta. Ma le pivette che Bruno mi mostrava non erano vere pivette. Nunzio, come tutti gli antichi maestri d’arte era restio a rilevare l’ultimo e essenziale segreto. Voleva anche mettere alla prova l’allievo, cedere solo a cospetto di una vocazione autentica e tenace. Perciò Bruno fabbricava le più varie pivette, con i più vari materiali, finché Nunzio, riconoscendo un giorno che Bruno si era sufficientemente approssimato al segreto, aveva aperto con solennità il cassetto del comò e gli aveva consegnato la sua. Una vera e propria regale investitura - rari sono i re che cedono lo scettro al più giovane.
dal sito guarattelle.it

Ho conosciuto Bruno Leone di persona,  la sua attività, come risulta dalla rete, non ha mai cessato di includere la divulgazione della figura di Pulcinella e della sua tradizione. Egli faceva parte di un gruppo di guarattellari, in una ludoteca...  in una viuzza ai lati di piazza Garibaldi insieme ad altri artisti di strada come la scomparsa Adele Fuccio, Roberto Vernetti ecc. poi ha tenuto diversi stage  nel corso degli anni in varie parti del mondo,  ha collaborato con grande entusiasmo con Salvatore Gatto ecc (non temete... approfondiremo poi, con calma in successivi post, tutti questi nomi).



Bruno leone è un guarattellaro amante della tradizione ma che non nega la modernità anzi. Egli spesso usa nei suoi spettacoli burattini o guarattelle costruiti con materiali non comuni o in modo creativo. La morte, ad esempio, ha la testa di latta. Le braccia deli personaggi spesso sono le dita stesse dell'artista. Talvolta egli non usa neanche il teatrino di legno ma diventa egli stesso, vestito come un Pulcinella-generale il teatro stesso: abbassa un panno attaccato sull'orlo del suo sombrero bianco e, in piedi, si esibisce in mezzo al pubblico.




Ma torniamo al titolo del post: che c'entra Pulcinella con il papa? È Bruno Leone che si è esibito al Vaticano.

Tra gli assaggi di “performance” rappresentate davanti al Papa, anche quella di un burattinaio, Bruno Leone, vestito da Pulcinella, che ha cominciato la sua esibizione con una marionetta che indossava la maschera partenopea più celebre al mondo. Poi altre marionette hanno preso il suo posto, manovrate sapientemente dal protagonista dello spettacolo, molto amato soprattutto dai bambini: quelli, numerosi, presenti oggi hanno riso e applaudito. Papa Francesco ha seguito tutto con curiosità, sporgendosi verso il burattinaio per seguire meglio: a tratti, è apparso un po’ perplesso, forse per la difficoltà di seguire il recitato in lingua napoletana. Momento culminante della performance, il taglio della testa a San Gennaro, che però “è sempre vivo per i napoletani”, ha detto Leone agitando un facsimile della boccetta con il sangue sciolto del santo.

Scusatemi, ma non riesco a togliermi dalla testa l'aneddoto raccontato  da  Benedetto Croce nel libro “I Teatri di Napoli: dal Rinascimento alla fine del secolo decimonono”:



“A Napoli c’è un luogo chiamato il Largo del Castello, ritrovo di fannulloni. Qui ogni pomeriggio, Monaci e saltimbanchi, borseggiatori e prestigiatori, si danno alle loro diverse occupazioni. Il Monaco (ché non ne ho mai visto più di uno alla volta) richiama quanta più gente può raccogliere,come  il Saltimbanco, con Pulcinella e i suoi compagni comici, si sforza di raccogliere il più vasto uditorio che può. 
Accadde un giorno che Pulcinella avesse un meraviglioso successo e il povero Monaco predicasse all’aria, perché non c’era vicino a lui anima viva. Mortificato e provocato da uno spettacolo di burattini, che, a dieci metri da lui, attirava l’attenzione della gente distogliendola dal Vangelo, rivolse il crocifisso verso tali indolenti sfaccendati e, con un misto di rabbia e di fede, profferì a gran voce “Ecco il vero Pulcinella”, “Ecco il vero Pulcinella, venite qui, venite qui!

martedì 14 giugno 2016

Vita di PULCINELLA di Ottavio Feiillet (recensione libro)

Questo libro, nelle sue versioni originali più vecchie, rilegate così e così... stampate con quel processo llà e con la copertina di quella carta che dicono loro... ho visto in giro... può valere anche sulle seicento euro. E vabbè... parliamo sempre di un libro dei primi del '900.
Non temete, sich!, la versione che è in mio possesso la comprai su una bancarella a pochi euro e già il nome dell'editore è tutto un programma: REPRINT.



Il libro:

Vita di Pulcinella e le sue numerose avventure di Ottavio Feuillet è catalogato come "libro di letteratura per ragazzi".
In effetti il racconto, scritto a corpo 14 e ad interlinea doppia, è una semplice favoletta che nulla toglie e poco aggiunge alla storia di Pulcinella. Anzi, in essa si ritrovano motivi cllassici del racconto fiabesco, come il tema dell'abbandono, del viaggio, della riscossa, che sono classici del genere e che si ritrovano anche nelle storie di Pinocchio, Ciuffettino, Putiferio, Pulcinelleide ecc...
Il racconto è raccontato da un narratore e parte dalla nascita di un bambino, Pulcinella appunto, nella casa della famiglia del barcaiolo Pulci.
I signori Pulci erano sposati da vent'anni e non avevano ancora avuto un bambino. la signora Pulci aveva comperato una culla... tanto per "cullare le sue noie".
Così, una bella sera, tra un imprecazione e l'altra... in gatto nero come il diavolo che scappa dal camino ed un uccellino candido che vola come un angelo, magicamente... i due guardarono nella culla e trovarono un bambino.
"...gli occhi di una madre sono sempre indulgenti, e non fanno caso di una gobba di più o di meno. Questo bambino poi non ne aveva che due; una che scendeva dallo stomaco aveva la forma di virgola, l'altra per equilibrare la prima s'alzava s'alzava sulla schiena simile ad un punto esclamativo. In quanto al viso poi non c'era niente che disgustasse, se si esclude un naso simile al becco di un pappagallo, di cui la punta toccava quasi un mento volto all'insù, e forniva un arco sopra una bocca larga larga come un forno".



In un primo momento il padre avrebbe voluto scaraventare in mare questo sgorbio ma questi,  prese subito a camminare in modo così comico e a roteare sulle sue gobbe che il padre rise quasi fino a farsi venire un mal di pancia. Alla fine la famiglia decise che quel bambino pure se brutto come un demonio possedeva lo spirito di un angelo... e decisero di tenerlo.

Insomma, il libro è molto divertente e pieno di trovate. Nei disegni Pulcinella viene rappresentato ora come il Punch inglese, ora come il Pulcinella napoletano e infine... quando nella storia viene acclamato in Francia come Polichinelle.

A scopo esemplificativo riporto i titoli dei capitoli:

I - Come un parente dell'autore ebbe una relazione colla famiglia del signor Pulcinella: -Nascita misteriosa dell'eroe.. - Particolari incredibili.

II - Progressi sorprendenti del giovane Pulcinella. - Come riesce a introdursi a corte. - Avventure dell'asino che balla sulla corda. - Come Pulcinella congedò un ambasciatore moro.

III - Pulcinella paggio del re. - Le tre disgrazie del signor di Bugolino, - Prima disgrazia. - Il segreto di Pulcinella.

IV - Seconda disgrazia del signor di Bugolino. - Cosa succedesse alla parrucca di questo signore ed a quella degli accademici.

V  - Terza disgrazia del signor di Bugolino. Sua costipazione, e singolari conseguenze.

VI - Come Pulcinella riuscì a distruggere un esercito di centomila Inglesi senza bruciare una cartuccia.  - Pulcinella abbandona Napoli e l'Italia.

VII - Orribile pericolo che corre Pulcinella durante la traversata. Come si salva. - Suo colloquio con un corsaro turco

VII - Si vede comparire il gattone color fuliggine. - Viaggio di Pulcinella: - Cosa gli capitò in una foresta.

IX - Con chi si trova Pulcinella. - Come riesce ad infilare i suoi compagni in uno spiedo.

X - Quale sorpresa attendeva Pulcinella nella grande città.

XI - Dell'incontro fatto da Pulcinella in un carcere. La coda del diavolo. - Modo d'evasione fino allora sconosciuto

XII - Pulcinella ai Campi Elisi. - Per qual ragione, onde essere veritiera, questa storia non finisce.

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 Altre versioni delle copertine del libro:















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Octave Feuillet (Saint-Lô, 11 agosto 1821 – Parigi, 29 dicembre 1890) è stato uno scrittore e drammaturgo francese.  Famoso durante il secondo Impero quando era scrittore ufficiale del regime.  Per trent'anni rappresentò un genere di narrativa di opposizione al realismo a cui ribatteva con il suo idealismo. Tra le sue opere più famose Il signore di Camors e il romanzo di un giovane povero.

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Ecco alcuni dei disegni contenuti nella mia edizione:




I disegni sono realizzati da Bongini Adolfo già autore di celebri incisioni per le avventure di Pinocchio  o per  le avventure del barone di Munchausen.