giovedì 30 aprile 2015

01 - La Canzone di Zeza

Clicca qui per ascoltare la versione della canzone di zeza che Pasolini insieme a Ennio morriconi ha rielaborato ed inserito come titoli di testa del film "il DECAMERONE"



E mo' parlamm' della più grande delle rappresentazioni con protagonista il me medesimo: Pullecenella Cetrulo.
Cominciamo con il dire che con la Canzone di Zeza o "la Zeza" ci troviamo di fronte ad una rappresentazione che è assai più vecchia d'o cipp'a furcella! Sissignore, parliamo quasi del lo stesso periodo di Leonardo da vinci e non posso garantire che non sia pure più vecchia.
Sicuramente  Lucrezia, diminuito in Zeza, lo troviamo associato a pulcinella in un disegno del Callot ed è questa la vera moglie di Pulcinella (anche se qualche malalingua dice che Pulcinella è stato amante pure di Rosetta, Pimpinella o Puparella)  non Colombina come molti pensano. 


Colombina compare in un racconto solo a fine ‘600 ed è la maschera di servetta veneziana, spesso a servizio di Pantalone e, diciamo così, fidanzata di Arlecchino. 
È da quando Pulcinella da personaggio principe della Commedia dell’arte è diventata semplice maschera di carnevale che i due si sono incontrati e, siccome Colombina tiene ‘o ffuoco sott’à… gonna…, ecco che spesso Pulcinella e Arlecchino  specialmente nel teatrino dei burattini, si sono mazzoliati  di santa ragione  per contendersi la stessa piccerella. 
Ah… e non mi venite a dire che la canzone “la palommella” è la prova che mi sto’ sbagliando  perchè se no’ mi inquarto e me ne vado! 

Venendo questa rappresentazione da tempi assai lontani appare evidente che quella che è arrivata ai nostri giorni non le può essere paragonata ma appena intuita dalle rappresentazioni da strada che ancora oggi vengono fatte dalle parti di Marigliano, Pomigliano, in Irpinia ecc… 
La Zeza nasce nelle campagne, probabilmente come rappresentazione simbolica dell ciclo  di morte e di vita connesso alla fine dell’inverno e al principio della primavera. Veniva, e viene tuttora in alcune località, rappresentata nelle domeniche precedenti la festa delle Ceneri, nel giovedì grasso e nell'ultimo lunedì e martedì di Carnevale. 
Oggi è recitata solo in provincia mentre, nel secolo scorso, per Carnevale era diffusissima pure a Napoli in due forme di rappresentazione, una più popolare e spontanea per le vie e l'altra in teatrini d'occasione interpretata da mimi e saltimbanchi.  



La Zeza  prevede quattro personaggi che ruotano intorno alla figura di Pulcinella che qui ha un bel cappellone a cono lungo con nastrini colorati che scendono da esso.  
Pulcinella, padre all'antica e nello stesso tempo pieno di preoccupazioni per la moglie,  è geloso della figlia Vincenzella, non vuole che questa sia corteggiata da Don Nicola, proprietario della casa in cui abita la famiglia di Pulcinella. 
Zeza, femmina un poco maliziosa che nasconde spesso uomini sotto al letto,  e anche un poco ruffiana, moglie di Pulcinella e madre di Vincenzella, complice di Don Nicola e Vincenzella (o Tolla, , inganna il marito e fa incontrare la figlia con Don Nicola.  
Alla scoperta della tresca da parte di Pulcinella, questi lo aggredisce ma ha la peggio. Il tutto si risolve con l’intervento della giovane che convince la madre e Don Nicola per far sì che i due giovani, avuta l’approvazione anche da Pulcinella, convolino a nozze. 

Pulcinella  in molte rappresentazioni viene   “punito” da don Nicola che lo spara in mezzo alle gambe  castrandolo   mentre Vicenzella  bacia il pesce infilzato sul tridente che a volte porta con se come simbolo di fertilità.  
Non è difficile comprendere come mai queste ed altre evidenti allusioni sessuali  contenute nel testo, che in un primo momento  veniva rappresentata nei cortili dei palazzi, nelle strade, nelle osterie e nelle piazze venne, verso la  seconda metà dell’ottocento 800 fu   proibita dalla polizia “per le mordaci allusioni e per i detti troppo licenziosi ed osceni”. 
La canzone di Zeza si spostò perciò più nell'entroterra, dove è sopravvissuta fino ad oggi.  

C’è ancora da aggiungere che le parti femminili erano interpretate da soli uomini perché le donne non potevano essere esposte alla pubblica rappresentazione (tradizione che si conserva ancora oggi). 

Qui voglio proporvi una mira registrazione fatta nell'anno 1996, era carnevale, quando registrai questa interessante versione della Canzone di Zeza al Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli noto anche come il "manicomio di Capodichino". Giuro che mi trovavo li come spettatore e non come paziente anche perchè nel 1978 con la legge Basaglia i manicomi furono definitivamente "chiusi".  

Negli anni ’90 si tentò una nuova rinascita della maschera di Pulcinella e del carnevale in generale “e ci furono diverse manifestazioni tra cui la più imponente fu “Pulcinella maschera del mondo”. 
Non di minor importanza fu “ Pulcinella alla gogna” , manifestazione praticamente autoprodotta dal guarattellaro Bruno Leone (che è presente in questo video).  Nel 1986 fu organizzata la rappresentazione della canzone di Zeza in questa imponente ex struttura ospedaliera, e ad interpretarla furono “E’ Zezi - Gruppo Operaio”, un gruppo musicale napoletano formatosi verso la metà degli anni settanta con l'intento, espresso più volte dai suoi fondatori, di comporre una visione della musica popolare diversa da quella della "classe borghese". 

Dopo la rappresentazione gli artisti si dirigono attraverso i bracci dell’ospedale, accompagnati dal trampoliere Roberto Vernetti, verso il giardino dove eseguano un lamento per la morte del Carnevale “Vincenzo”. Nel video è presente anche parte del gruppo “i Media Aetas” composta da Virgilio Villani e Gianni Lamagna che interpretano una “Moresca” e, tra la folla, è possibile vedere Roberto de Simone.





martedì 14 aprile 2015

Antonio Sigillo : Pulcinella alla Rinascente

Sempre sull'emittente Canale 21 (che se ha conservato quei filmati adesso si ritrova dei veri tesori) passarono alcune commedie con Antonio Sigillo in versione Pulcinella. Riuscii a registrarne qualcuna ma le cassette, aihmè, non so' che fine hanno fatto. Sono riuscito a conservare giusto questo schizzo ed una foto, comunque poco nitida, che scattai personalmente ad una festa di piazza dove si esibirono lui e il grande Pasquale Esposito, eccelso don Anselmo Tartaglia già con Gianni Crosio.



Antonio Sigillo è il Pulcinella del film Sabato Domenica e LUNEDI' versione con Luca de Filippo, v'arricurdate? 
Quello che mentre stava a tavola andava di fretta... poi, vestito da Pulcinella dall'altra stanza strillazzava "perepè chiò chiò, perepè chiò chiò"...

L'avete visto anche in altri film in parti secondarie come Antonio Giuffrida il papà di Lello Arena ne "No grazie, il caffè mi rende nervoso". 
Poi era lo zio nel film di Troisi "Pensavo fosse amore... invece era un calesse".
C'è anche in "chiari di Luna"  dove interpretava il Maestro Troiano dell'Orchestra Fantasia ma, soprattutto lo ricorderete in questa interpretazione di quel simpatico vecchietto nel film "Così parlò Bellavista"...



Nel 1976 Antonio sigillo è Pulcinella  insieme a Pasquele Esposita e Lucia Oreto con la compagnia teatrale "il trio San Carlino". L'impegno del trio era di portare 
dovunque la tradizione delle maschere napoletane e i loro testi teatrali.
Il loro teatro era fatto di farse, di giochi teatrali, di scenette. Il personaggio di Pulcinella era trattato da Antonio sigillo con mano delicata, nello stesso periodi in cui, invece, a Napoli cominciava a serpeggiare un appesantimento della maschera e un fraintendimento delle sue simbologie.
Dell'originale Trio oggi recita con la stessa immutata passione la Colombina Lucia Oreto.







Secondo me...  per approcciarsi (ma vuje avete notato che haggio messo 'a lingua int'o pulito?) al personaggio di Pulcinella, quello come dovrebbe veramente essere e non quello lagnoso di oggi - non è possibile non fare riferimento ad Antonio Sigillo, alla sua grazia e alla sua compostezza. 

Peccato che in  rete c'è poco su di lui... io... spero solo di non averle buttate e di ritrovare un giorno... quelle cassette VHS registrate negli anni '90.