lunedì 25 maggio 2015

PULCINELLA nei formaggini MIO

Ve l'arricordate o no queste  figurine 'e plastica che uscivano da dentro 'e formaggini MIO locatelli  negli anni '70?.  E non ci trovate pure lla dentro 'o Pullecenella preferito vuosto?
Le figurine si chiamavano PLASTECO   ed erano allegate alla confezione da quattro formaggini. 
Ho visto che quasi nessuno in rete parlando di queste figurine ne parla (forse l'hanno dimenticato) ma su ogni confezione doppia (o quadrupla... mo' nun voglio dicere fesserie) veniva incellophanato il fondale della serie di figurine in corso. Il fondale era pressappoco di 60 centimetri per 21, piegato a tre, con sopra lo sfondo di un castello, di un bosco, del palazzo di cenerentola ecc.. 

Le figurine periodicamente proponevano in una serie numerata dei temi  ad esempio il far west, Pinocchio, Biancaneve ecc. In questo caso la serie è: Paperino e le maschere e Pulcinella-Paperino è la figurina numero 9.  






Altre figure della stessa serie 



Qualche anno  prima (probabilmente nel 1960)  la locatelli pubblicò un altra versione non Disney delle MASCHERE in cui Pulcinella aveva il numero 16




Ma non finisce qui:


Addirittura troviamo Pulcinella anche in una figurina animata della stessa Locatelli che uscivano sempre allegati ai formaggini MIO. 
Stavolta ci spostiamo  indietro in un periodo che va dal 1957 al 1965.
Il movimento era dato muovendo la figurina in maniera da vedere l'immagine stampata su alcune minuscole strisce a rilievo che consentivano a chi osservava di avere delle immagini differenti in base all'angolo di osservazione (tecnica della stampa prismatica lenticolare). 

Se volete potete cliccare su questo link per trovare altre 


mercoledì 6 maggio 2015

Tommaso Bianco (parte 3) in action

Ecco alcuni brani tratti dalla rete in cui Tommaso Bianco interpreta un omaggio a Eduardo de Filippo recitando tra l'altre queste celeberrime parole dette nella commedia, sempre di Eduardo, "sabato domenica e lunedì:

Sono Pullecenella Cetrulo, servo devoto di chi lo apprezza e per chi disprezza, di chi lo arrepezza  e di chi lo scapezza.
Lascio ai piedi di questo nobile simposio insimposiato una lacrima grande e lunga quant'è una cocozzella...
 ma il dovere mi chiama: la turba in turbulazione mi aspetta.
Il richiamo delle tavole tarlate e traballanti è più forte della fragranza di questo ragù... prioriano di donna Rosa.
Sunate campane, sparate li botte. Sciacquitte facite per tutta la notte e a chist signure che m'hanno senuto... 'nu vaso 'le manno ... e 'nu bellu saluto.


In questo video il maestro è in un momento dello spettacolo "l'ultimo Pulcinella" a Bologna con Massimo Macchiavelli e interpreta una "improvvisazione" tratta dagli "Zanni e la madonna".
Precisamente si tratta del brano iniziale in cui Arlecchino e Pulcinella vedono un merlo e se lo vogliono mangiare.  





Questi schizzi invece li ho "rubati" durante una trasmissione andata in onda su Canale 21 negli anni '90 intitolata "nuttata 'e sentimento" 






Tommaso Bianco (parte 2) Lu curaggio de nu pumpiero napulitano

Lu curaggio de nu pumpiero napulitano è una delle prime commedie scritte e rappresentate da un poco più che ventiquattrenne Eduardo Scarpetta nel 1877. 
 In questa commedia, nota anche come Felice, maestro di calligrafia,  Pulcinella non è il comico protagonista ma ha il secondario ruolo di servitore, mentre compare un nuovo protagonista, generato dalla fertile fantasia di Antonio Petito ma reso personaggio vero proprio da Scarpetta: Felice Sciosciammocca.

 Di Felice Sciosciammocca e di quell'altro birbante di Scarpetta che, in pratica, è stato colui che ha innestato progressiva eliminazione della maschera di  Pulcinella (forse perchè si racconta che Pulcinella da piccolo lo spaventava a causa della mezza faccia nera), parleremo in un altro post. 

La commedia narra la sempre eterna storia dei  giovani gli innamorati che vogliono coronare il loro sogno d'amore sposare contro la volontà dei vecchi. In più c'è anche la presa in giro della categoria dei neoricchi e dei ricconi in generale. Il tutto collegato dalla vicenda del ciabattino Andrea che grazie all'eredità di un lord inglese, è diventato barone e ora ha manie di nobiltà...  
Apparentemente nulla di nuovo ma la commedia nasce proprio come richiamo aella commedia dell'arte nata  a metà del 500.  Soprattutto la versione di Eduardo de Filippo (che di Scarpetta è il figlio) pur se pesantemente rimaneggiata (ad esempio la lanterna magica e il finale a sorpresa  è un invenzione di Eduardo) vuole essere un omaggio quasi pedagogico ad un tipo di rappresentazioni ormai sparita dal teatro se non come semplice rappresentazione di vecchi copioni.




Esiste la versione completa su youtube di questa commedia e io qui ne inserisco il link ma nell'eventulità che possa essere rimossa per problemi di copyright allega anche un paio di schizzi tratti dalla stessa commedia.

Ai giovani dico: studiate questo Pulcinella, guardate come saltella, come zompetta, come è tutto quanto... una maschera... e come, allo stesso tempo resta sobrio e misurato.
Vi ricordo che in questa commedia Pulcinella non è più lo sciocco servitore di una volta, caso mai si comporta da sciocco per non lavorare, anzi... è quasi un personaggio evoluto, elevato quasi al ruolo di quasi "borghese".
Per questo motivo gli è stato contrapposto la nuova (meza)maschera di Felice che invece mantiene i vecchi caratteri comici del popolano che prima erano caratteristiche di Pulcinella.








Ovvì ll'oco ll'acqua!!! E mo' andiamo nel pesante: signori e signore TOMMASO BIANCO. (parte 1)


Ovvì ll'oco ll'acqua!!! E mo' andiamo nel pesante: signori e signore TOMMASO BIANCO.


Tommaso Bianco, appartiene a quella razza di attori che hanno una presenza scenica enorme. Di quelli che  li senti anche dal fondo del teatro pure senza microfono, che li vedi pure se stai agli ultimi posti. 
Quando indossa il camicione di Pulcinella, che gli  ingrossa ancor di più la figura nello spazio scenico, egli  diventa gigantesco, come lo è la sua arte.
A mio parere il Bianco... no, forse è meglio lo Bianco... insomma... isso... è quello che indossa i panni di Pulcinella con più disinvoltura e maestria, quello che meno si sforza per "impostare" una voce posticcia che può risultare alla lunga fastidiosa. Che, soprattutto evita, quando può, di scadere nell' l'insopportabile Pulcinella piagnucolone (come invece fanno tutte le nuove reclute della maschera.


Dire che il Pulcinella di Tommaso  è figlio del Pulcinella di Eduardo forse è riduttivo ma indubbiamente l'influenza Eduardiana si sente molto, o forse è più un affinità di idealizzazione del personaggio, ma a questa pesante eredità si aggiungono ulteriori elementi fanciulleschi che sono evidenti soprattutto nella commedia 'o coraggio de nu pumpiere napoletano. 

Ogni movimento di Tommaso Bianco, andrebbe rivisto con la moviola per scoprire che in realtà esso è  un insieme di movimenti: se alza il braccio contemporaneamente la gamba si solleva, l'anca si sposta e la spalla  e si muove in avanti. Se dice "ma che vvuò?" tutto il suo corpo si muove, non soltanto le mani.
Ogni movimento genera un quadro plastico. Una statuina di Capodimonte. Una sorta di balletto che più che visto viene  "percepito" dallo spettatore.

La maschera di cuoio che egli indossa, sullo stile della maschera di Eduardo, è uno spettacolo essa stessa. Ottima manifattura, lucida, e con chiaroscuri e che la rendono drammatica e severa ma da cui traspaiono anche tutte le altre espressioni degli altri sentimenti  umani
La "divisa" da Pulcinella è molto elegante ma non ci troviamo di fronte al classico camicione "sguallariato" da fornaio o da pescatore, esso  è vero e proprio abito elegante che quasi è in contrasto con la presunta natura contadinesca di Pulcinella.  Dalle spalle della camicia partono delle onde di tessuto che non possono non far pensare a quei drappeggi dei chitoni greci (ghiateve a vedere che cosa è il chitone). Le pieghe sulla pancia, quelle che dovrebbero suggerire una perenne gravidanza della maschera, sono precise e fanno venire alla mente i fusti scanalati  delle colonne dei templi greci. 




Oggi l'attore di Arzano, nato nel 1943,  vive a Bologna dove continua a recitare in dialetto e a diffondere l'insegnamento del teatro, della maschera e le sue tradizioni  con una sua Scuola di Teatro.