giovedì 6 ottobre 2016

Sergio Vitolo Pulcinella in Bella e perduta



 BELLA E PERDUTA di Pietro Marcello, scritto da Maurizio Braucci e Pietro Marcello, una produzione Avventurosa Film con Rai Cinema, è stato l’unico film italiano in Concorso 68° Festival del Film di Locarno.
Con il precedente La bocca del lupo (ambientato a Genova) il regista casertano aveva vinto nel 2009 il Torino film festival.

Il film  racconta la storia del pastore Tommaso Cestrone, che per tutta la vita ha curato (a spese sue)difeso da vandali e camorristi la Reggia di Carditello.




La real tenuta, voluta da Carlo di Borbone nel '700, a San Tammaro, provincia di Caserta, e consegnata dai Savoia nelle mani di un arrogante notabile di Casal di Principe, dal gennaio 2014 è tutelata dal Ministero dei Beni Culturali grazie all'impegno dell'ex ministro Massimo Bray che si è speso per salvarla al fianco di Tommaso Cestrone, morto per infarto la sera della vigilia di Natale e ricordato da tutti come “l’angelo custode” della Reggia.   

Tommaso Cestrone, uomo comune, volontario della Protezione civile di San Tammaro, custodiva volontariamente e gratuitamente da circa due anni, la Reggia di Carditello, la residenza di caccia dei Borbone, abbandonata prima all’incuria del tempo e dei saccheggiatori e poi messa all’asta. Aveva la sua azienda agricola di fronte alla Reggia e stufo dello stato di abbandono in cui versavano i giardini reali cominciò ad occuparsene ripulendoli dai rifiuti e facendo rivivere il loro splendore. 
Cestrone, nominato nel 2012 dal giudice del tribunale fallimentare custode giudiziario ausiliario della Reggia, si occupava della manutenzione ordinaria del parco, presidiando il sito anche di notte e dormendo in una roulotte. 

I suoi amici lo ricorderanno come “l’angelo di Carditello” perché il suo volontariato era pura passione che non si arrestò neanche di fronte a minacce, intimidazioni, incendio dell’auto e persino uccisione di alcune pecore da parte di speculatori interessati al mantenimento dello stato di degrado della Reggia. A Tommaso Cestrone è stata  anche assegnata una menzione speciale nell’ambito del premio nazionale “Don Giuseppe Diana” per la sua opera di custodia e di tutela della Reggia. 
(tratto dal sito: http://www.labsus.org/2014/01/la-reggia-borbonica-di-carditello-perde-il-suo-angelo/)  


Oggi, dopo ben undici aste giudiziarie andate deserte. Il ministero dell’Economia, attraverso la controllata Sga, ha acquisito il sito borbonico costruito a San Tammaro (Caserta) nel Settecento dall’architetto Francesco Collecini (allievo e collaboratore di Luigi Vanvitelli), aggiudicandosi l’asta tenuta questa mattina al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la cifra di 11,5 milioni di euro. Nei prossimi giorni la Sga cederà la Reggia al ministero dei beni culturali e turismo sulla base di accordi già stipulati nei giorni scorsi. ”Adesso metteremo in piedi una fondazione a cui parteciperanno Stato, enti locali e mi piacerebbe anche il ministero dell’Istruzione”, annuncia il ministro Bray. Che sottolinea: ”vorrei fossero coinvolte le università del territorio e il ministero dell’Ambiente perché Carditello può essere uno straordinario osservatorio sull’ambiente“. 
(http://www.restoalsud.it/2014/01/lo-stato-finalmente-ha-riacquistato-la-reggia-di-carditello/)  

IL FILM

Nel film  "Bella e perduta", nato come documentario,  compare per l'ultima volta l'angelo di Carditello. 
A causa della sua morte il film si è di fatto si è arricchito di simboli e significati e si è trasformato in una fiaba contemporanea in cui Pulcinella, viene inviato dal paradiso, nella Campania dei giorni nostri, per esaudire le ultime volontà di Tommaso: mettere in salvo al nord un bufalo chiamato Sarchiapone destinato, in quanto maschio, al macello - per raccontare il divario sempre più drammatico che separa l'Italia dagli italiani. 




Osservando durante il loro viaggio le brutture della camorra, la brutalità dell'ignoranza e il disprezzo per il passato da un lato, lo splendore dei paesaggi e gli slanci individuali di ingegno umano dall'altro.  Il film è stato distribuito dall'Istituto Luce Cinecittà.

Dal nostro punto di vista, quello della "ricerca"del Pulcinella qui non ritroviamo Pulcinella ma uno dei possibili Pulcinella napoletani, a dimostrazione della versaltilità di questa maschera. 
Non c'è il costume, non c'è la voce stridula da gallina, non ci sono i gesti ballerini della tradizione ma c'è il pensiero profondo, la filosofia di un popolo che, fortunatamente, qui non viene usata in modo lagnosa e piagnucolosa. Meno male perchè da questo punto di vista il film sarebbe potuto essere (per la maschera) un vero disastro.

SERGIO VITOLO il Pulcinella

Sergio Vitolo, oltre che attore, è stato anche autore e scrittore conosciuto per  Il ladro (2003), Gomorra (2008) and La baracca (2005).
Qui Vitolo non indossa l'abito classico di Pulcinella: il camicione è una semplice maglietta bianca. La maschera, plasmata evidentemente sul volto dell'attore, presenta dei muscoli sopraccigliari molto accentuati. Gli occhi non sono quelli tipici, tondi, piccoli, ma lasciano scoperti l'intera orbita oculare. Il naso è aquilino ma estremamente lungo e a punta. L'unico elemento d'"ordinanza" è il coppolone di feltro duro.




giovedì 8 settembre 2016

Mariano Rigillo e il Paparascianno di Antonio Petito

Mariano Rigillo


Mariano Rigillo, orgoglio napoletano dal 12 settembre 1939 è, secondo l'Enciclopedia dello spettacolo, "una delle più forti personalità teatrali di origine partenopea affermatasi a livello nazionale."
Interpreta, fin dall'inizio della sua carriere, testi impegnati ( si è diplomato  all'Accademia di Arte Drammatica interpretando un testo di Ibsen) e si cimentò poi con Seneca, Giordano Bruno, Shakespeare, Goldoni, Viviani, Pirandello, Brecht ecc...
Negli anni '70 è protagonista di numerosi sceneggiati RAI tra cui "Dov'è Anna"


Dov'è Anna (immagine colorata da italiacolorizzata )

o Le meravigliose avventure di Saturnino Farandola

Saturnino Farandola (immagine colorata da italiacolorizzata )

Per il suo curriculum completo vi invito a spulciare su  Wikipedia, anche perchè esso si estende fino ad oggi con numerose altre interpretazioni (Con Troisi, con Woody Allen, ficarra e Picone ecc..). 
Oggi, Rigillo, è il direttore della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale.

Si ma.... a noi che c'interessa?

Come? C'interessa! perchè nel 2012 Mariano Rigillo ha interpretato, e anche in modo egregio, il personaggio di PULCINELLA.



28 settembre | 7 ottobre 2012

STAGIONE 2012/2013 TEATRO GALLERIA TOLEDO DI NAPOLI
‘O PAPARASCIANNO    
Napoli Teatro Festival Italia | Il Teatro coop. Produzioni/Galleria Toledo
da Antonio Petito

drammaturgia e regia Laura Angiulli
con Mariano Rigillo 
Cicci Rossini 
Agostino Chiummariello
Michele Danubio 
Alessandra D’Elia 
Angela de Matteo
Francesca Florio 
Toni Fornaro 
Marcello Romolo 
Tonino Taiuti

«L’intreccio si snoda secondo i canoni tipici della pièce giocosa.  Tutto parte dall’impedimento di un’azione che mette in moto l’azione: un matrimonio che non s’ha da fare.  
Una giovane e graziosa fanciulla, viene promessa in sposa dal padre ad un vecchio signorotto danaroso detto O’Paparascianno , ma il cuore della ragazza appartiene a Frongillo e sogna di convolare con lui a giuste nozze.  Ad aiutare i due giovani a coronare il loro sogno d’amore sarà Pulcinella, qui nelle vesti del capo musico della banda del paese.  
I ritmi incalzanti del linguaggio dialettale e la mimica espressiva dei personaggi, concorrono a creare una messa in scena rispettabile e rispettosa nei confronti del testo originale.  
Centrale è la figura di Pulcinella, a cui con grande esperienza dà voce e corpo Mariano Rigillo.  Rigillo porta in scena la maschera napoletana per eccellenza, senza cadere nel rischio dell’interpretazione “macchiettistica”., al contrario riesce a connotarla di un’autentica sensibilità (vedremo un Pulcinella che cede alle emozioni del cuore ed alle tentazioni della carne).  
I personaggi cosiddetti di “contorno” sono in realtà parte integrante della commedia, uno su tutti il personaggio dell’Avvocato Tartaglia che tiene il ritmo recitativo con grande enfasi e poliedricità.  
I due atti recitativi scorrono piacevolmente sotto gli occhi di un pubblico divertito, che diventa complice degli equivoci e i sotterfugi che si snodano in scena.» (da caffènews.it)



E’ tuttavia determinante , nel complesso dei personaggi, la figura di Pulcinella -maschera mutante rivestita di tratti riconducibili allo status borghese- che, incontrastato deus ex machina al servizio della brillante soluzione della vicenda, attraversa l’intera pièce condizionandone il racconto

Una sorta di “amarcord”, un tuffo nel passato? Vedo me ragazzino, sul finire degli anni quaranta e gli inizi dei cinquanta, il mattino di una dome- nica con mio padre (sì, è a lui che devo attribuire non so se dire il merito, ma di sicuro, almeno in parte, la “responsabilità” del mio amore per il teatro) che mi conduceva al Cinema Teatro Diana al Vomero, quartiere dove noi abitavamo. Mi portava ad assistere a ‘O munaciello dint’a casa ‘e Pulecenella di Antonio Petito, interpretato da Salvatore de Muto, ultimo grande Pulcinella storico del teatro napoletano, che la passione, alimentata certo anche dalla necessità in quegli anni non facili di dopoguerra, portava ancora eroicamente sulla scena. Mio padre volle poi condurmi in camerino da don Salvatore. Quella stanca figura di attore che mi sorrideva con la maschera (“‘a meza sola” come viene detta in gergo teatrale) sollevata sulla fronte, non l’ho mai dimenticata. Lo guardavo ammutolito e affascinato. Era la celebrazione del Teatro e della sua grande e misteriosa forza metamorfica! Soltanto grazie ad essa don Salvatore, ora così stanco e affaticato, pochi istanti prima piroettava sul palco con il corpo e con la voce provocan- do in me tanta infantile sorpresa e tanta allegria!...Perchè mi viene in mente questo episodio? Perché lo sto racccontando? ...Forse perchè mi piacerebbe suscitare gli stessi pensieri in coloro che verranno a vedermi?
(dal volantino dello spettacolo)

« ‘O Paparascianno, il barbagianni, questo il nome, «è la storia – spiega la regista Laura Angiulli - di un vecchio sciocco che vuole sposare una ragazza, più che mai dunque inopportuno nella sua superficialità».   Il lavoro è tratto dal testo omonimo scritto nel 1872 da Antonio Petito, drammaturgo e attore teatrale. «Il linguaggio di Petito – dice la regista – è una sorta di esperanto del teatro». Le parole raccontano «qualcosa di non concreto» e perciò universale. Tuttavia, dietro la messa in scena si nasconde un’opera di traduzione del testo da un napoletano di nicchia ad un dialetto comprensibile anche fuori dai confini della città. La maschera principale, come le altre comica e quasi demenziale, è Pulcinella. Ad interpretarla è Mariano Rigillo. «Pulcinella – dice Rigillo – è quella parte di Napoli popolare che ciascuno ha dentro di sé a volte senza saperlo».   È anche un simbolo d’identità popolare e borghese allo stesso perché si tratta di un personaggio rivoluzionario. «Pulcinella – conclude l’attore – è un veicolo di presa di coscienza di una napoletanità perduta in cui i cittadini possono riconoscersi per un riscatto che prima o poi deve avvenire». Laura Angiulli critica il Comune di Napoli: «Non c’è una politica imprenditoriale – dice - noi dobbiamo ringraziare il Napoli Teatro Festival per la produzione dell’opera a teatro». Turismo e arte vanno a braccetto. Infatti, secondo Mariano Rigillo «il repertorio napoletano pretende che Napoli abbia una scuola specifica per questo tipo di teatro». Perché un turista deve sapere dove poter trovare Pulcinella.  » (dal corriere di mezzogiorno)

CHE COS'È VERAMENTE 'O PAPARASCIANNO?

Come lo ha voluto intendere la regista Laura Angiulli e forse lo stesso Antonio Petito, qui il termine Paparascianno sta per indicare uno "sciocco" (il vecchio sciocco che vuole sposare la ragazza)... partendo dalla parola Barbagianni. Apparentemente l'analogia tra l'animale e lo sciocco non mi appare evidente ma io stesso ricordo di aver ritrovato in alcuni testi antichi (e anche in un film in napoletano di cui adesso non mi viene il nome) un altro nome per questo uccello: Babbaleo. In verità il nome Babbaleo è presente anche in  altri dialetti d'italia, ad esempio ne parla sul finire del settecento il milanese Francesco Cherubini nel suo "vocabolario mantovano-italiano: Babbaleo, Babbeo, Babbione... Barbagianni. 

Un sonetto di Ferdinando Russo recita:

– Neh Russolè, stu scialletiello niro
quann’ ’o fernisce? ’O tiene mmano ’a n’anno!
– Ahah...! – Chisto, guè, se po’ chiammà suspiro!
Pare ’o suspiro d’ ’o Paperascianno! ¹)

Dove per Paperascianno si intende appunto: gufo, barbagianni, che soffia di continuo.Esistono comunque altri significati che vale la pena riportare: CAMILLERI nel suo libro "La concessione del telefono" scrive: "...nel vernacolo nostro parascianno (o talvolta paparascianno) intende il barbagianni" (p. 30, cf. p. 30 "Nel gergo più triviale in uso presso la malavita napolitana con parascianno (o paparascianno) si definisce un membro virile d'animalesche proporzioni").  
Nel Méridionalisme enregistré par Salzano si parla addirittura degli organi genitali esterni della donna.
Nell'antica  canzone, di autore anonimo,  'O PAPERASCIANNO  questo è un cagnolino (in realtà la canzone allude ancora una volta al membro maschile.)



LO PAPERASCIANNO



Anonimo

Ll'autriere, a Piedegrotta, io mme portaje,
oje no canillo ch'era bello assaje:
Tutte appriesso lle vanno...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Dint'a la villa, a Chiaja, a Margellina,
mme dice la modista e la damina:
"E' un cagnolin brittanno..."
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Io 'sto canillo addeventá vorría,
vicino a le cchiù belle mme starría...
Quanto vale non sanno...
oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Quanno Lisa lo vede io, chiano chiano,
co' ll'uocchie fá mme la vorría de mano...
Lle venga no malanno!
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Ma Nina ch'è cchiù furba e maleziosa,
p'averlo mme fa sempe la vezzosa...
Non ll'hanno...no, non ll'hanno...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io...

Nc'è no sciore, na stella de lo cielo,
che se nasconne 'ncasa, o co' lo velo...
Mo vène, io non mme 'nganno!...
Oh, quant'è bello 'o Paperascianno!...
Lo Paperascianno mio,
lo dóngo a chi vogl'io..



Ritroviamo, infine, la parola Paperascianno... ancora una volta con riferimento al pene nella canzone "il suicidio del femminella" di Roberto de Simone

- Pazzianno pazzianno 
s'è aizato fino 'nganna 
S'è 'ntustat' 'o sciuttapanno 
pe' fa' asci' 'o paperascianno,

sabato 18 giugno 2016

Pulcinella, travestito da Bruno Leone, dal papa.

La notizia, all'apparenza, non dovrebbe riguardare questo blog. Il 16 giugno 2016  in Aula Paolo VI   il Papa ha incontrato i partecipanti al Giubileo dello Spettacolo viaggiante. 
Per l'occasione ha accarezzato una tigre di sei mesi ed un cucciolo di pantera ed ha accolto artisti circensi e artisti di strada.

Tra detti artisti si è esibito il nostro Bruno Leone, famoso guarattellaro napoletano... allievo e erede  di  Nunzio Zampella, storico guarattellaro

Bruno Leone è di Montemurro in Lucania. Suo padre, pittore, si trasferì a Napoli per insegnare all’Istituto d’arte, di cui divenne direttore. Anche sua madre era pittrice ed è morta all’improvviso mentre Bruno dava uno spettacolo di Pulcinella in Piazza San Domenico Maggiore. 
A Napoli, nel '78,  conobbe Nunzio Zampella, già vecchio e amareggiato.  Aveva rinunciato agli spettacoli in strada perché il pubblico non “chiamava” più, aveva messo in vendita burattini, copioni, scene, teatrino. Il museo del S. Carlo non aveva saputo che farsene , li aveva comprati invece il museo del Piccolo Teatro di Milano. 
Con Bruno Nunzio era stato all’inizio burbero e scostante, poi si era meravigliato: perché mai voleva imparare un’arte che non piaceva più a nessuno? Ma dinanzi alla sua insistenza gli rivelò a poco a poco ogni segreto. Fra le magie che ogni tanto Bruno portava a casa mia, comparve a un certo punto la pivetta - che contrariamente al detto popolare è un vero segreto di Pulcinella, di cui è gelosissimo. 

La pivetta è uno strumento che si inserisce tra la lingua e il palato e che usata abilmente conferisce a Pulcinella la sua voce chioccia. L’abilità è vitale: se non si manovra bene la pivetta si rischia di ingoiarla e di rimanerne soffocati. Il vero Pulcinella si distingue da quelli finti per l’uso della pivetta. Lo statuto dell’associazione dei punch inglesi prevede che può essere accettato come membro solo chi padroneggia la pivetta. Ma le pivette che Bruno mi mostrava non erano vere pivette. Nunzio, come tutti gli antichi maestri d’arte era restio a rilevare l’ultimo e essenziale segreto. Voleva anche mettere alla prova l’allievo, cedere solo a cospetto di una vocazione autentica e tenace. Perciò Bruno fabbricava le più varie pivette, con i più vari materiali, finché Nunzio, riconoscendo un giorno che Bruno si era sufficientemente approssimato al segreto, aveva aperto con solennità il cassetto del comò e gli aveva consegnato la sua. Una vera e propria regale investitura - rari sono i re che cedono lo scettro al più giovane.
dal sito guarattelle.it

Ho conosciuto Bruno Leone di persona,  la sua attività, come risulta dalla rete, non ha mai cessato di includere la divulgazione della figura di Pulcinella e della sua tradizione. Egli faceva parte di un gruppo di guarattellari, in una ludoteca...  in una viuzza ai lati di piazza Garibaldi insieme ad altri artisti di strada come la scomparsa Adele Fuccio, Roberto Vernetti ecc. poi ha tenuto diversi stage  nel corso degli anni in varie parti del mondo,  ha collaborato con grande entusiasmo con Salvatore Gatto ecc (non temete... approfondiremo poi, con calma in successivi post, tutti questi nomi).



Bruno leone è un guarattellaro amante della tradizione ma che non nega la modernità anzi. Egli spesso usa nei suoi spettacoli burattini o guarattelle costruiti con materiali non comuni o in modo creativo. La morte, ad esempio, ha la testa di latta. Le braccia deli personaggi spesso sono le dita stesse dell'artista. Talvolta egli non usa neanche il teatrino di legno ma diventa egli stesso, vestito come un Pulcinella-generale il teatro stesso: abbassa un panno attaccato sull'orlo del suo sombrero bianco e, in piedi, si esibisce in mezzo al pubblico.




Ma torniamo al titolo del post: che c'entra Pulcinella con il papa? È Bruno Leone che si è esibito al Vaticano.

Tra gli assaggi di “performance” rappresentate davanti al Papa, anche quella di un burattinaio, Bruno Leone, vestito da Pulcinella, che ha cominciato la sua esibizione con una marionetta che indossava la maschera partenopea più celebre al mondo. Poi altre marionette hanno preso il suo posto, manovrate sapientemente dal protagonista dello spettacolo, molto amato soprattutto dai bambini: quelli, numerosi, presenti oggi hanno riso e applaudito. Papa Francesco ha seguito tutto con curiosità, sporgendosi verso il burattinaio per seguire meglio: a tratti, è apparso un po’ perplesso, forse per la difficoltà di seguire il recitato in lingua napoletana. Momento culminante della performance, il taglio della testa a San Gennaro, che però “è sempre vivo per i napoletani”, ha detto Leone agitando un facsimile della boccetta con il sangue sciolto del santo.

Scusatemi, ma non riesco a togliermi dalla testa l'aneddoto raccontato  da  Benedetto Croce nel libro “I Teatri di Napoli: dal Rinascimento alla fine del secolo decimonono”:



“A Napoli c’è un luogo chiamato il Largo del Castello, ritrovo di fannulloni. Qui ogni pomeriggio, Monaci e saltimbanchi, borseggiatori e prestigiatori, si danno alle loro diverse occupazioni. Il Monaco (ché non ne ho mai visto più di uno alla volta) richiama quanta più gente può raccogliere,come  il Saltimbanco, con Pulcinella e i suoi compagni comici, si sforza di raccogliere il più vasto uditorio che può. 
Accadde un giorno che Pulcinella avesse un meraviglioso successo e il povero Monaco predicasse all’aria, perché non c’era vicino a lui anima viva. Mortificato e provocato da uno spettacolo di burattini, che, a dieci metri da lui, attirava l’attenzione della gente distogliendola dal Vangelo, rivolse il crocifisso verso tali indolenti sfaccendati e, con un misto di rabbia e di fede, profferì a gran voce “Ecco il vero Pulcinella”, “Ecco il vero Pulcinella, venite qui, venite qui!

martedì 14 giugno 2016

Vita di PULCINELLA di Ottavio Feiillet (recensione libro)

Questo libro, nelle sue versioni originali più vecchie, rilegate così e così... stampate con quel processo llà e con la copertina di quella carta che dicono loro... ho visto in giro... può valere anche sulle seicento euro. E vabbè... parliamo sempre di un libro dei primi del '900.
Non temete, sich!, la versione che è in mio possesso la comprai su una bancarella a pochi euro e già il nome dell'editore è tutto un programma: REPRINT.



Il libro:

Vita di Pulcinella e le sue numerose avventure di Ottavio Feuillet è catalogato come "libro di letteratura per ragazzi".
In effetti il racconto, scritto a corpo 14 e ad interlinea doppia, è una semplice favoletta che nulla toglie e poco aggiunge alla storia di Pulcinella. Anzi, in essa si ritrovano motivi cllassici del racconto fiabesco, come il tema dell'abbandono, del viaggio, della riscossa, che sono classici del genere e che si ritrovano anche nelle storie di Pinocchio, Ciuffettino, Putiferio, Pulcinelleide ecc...
Il racconto è raccontato da un narratore e parte dalla nascita di un bambino, Pulcinella appunto, nella casa della famiglia del barcaiolo Pulci.
I signori Pulci erano sposati da vent'anni e non avevano ancora avuto un bambino. la signora Pulci aveva comperato una culla... tanto per "cullare le sue noie".
Così, una bella sera, tra un imprecazione e l'altra... in gatto nero come il diavolo che scappa dal camino ed un uccellino candido che vola come un angelo, magicamente... i due guardarono nella culla e trovarono un bambino.
"...gli occhi di una madre sono sempre indulgenti, e non fanno caso di una gobba di più o di meno. Questo bambino poi non ne aveva che due; una che scendeva dallo stomaco aveva la forma di virgola, l'altra per equilibrare la prima s'alzava s'alzava sulla schiena simile ad un punto esclamativo. In quanto al viso poi non c'era niente che disgustasse, se si esclude un naso simile al becco di un pappagallo, di cui la punta toccava quasi un mento volto all'insù, e forniva un arco sopra una bocca larga larga come un forno".



In un primo momento il padre avrebbe voluto scaraventare in mare questo sgorbio ma questi,  prese subito a camminare in modo così comico e a roteare sulle sue gobbe che il padre rise quasi fino a farsi venire un mal di pancia. Alla fine la famiglia decise che quel bambino pure se brutto come un demonio possedeva lo spirito di un angelo... e decisero di tenerlo.

Insomma, il libro è molto divertente e pieno di trovate. Nei disegni Pulcinella viene rappresentato ora come il Punch inglese, ora come il Pulcinella napoletano e infine... quando nella storia viene acclamato in Francia come Polichinelle.

A scopo esemplificativo riporto i titoli dei capitoli:

I - Come un parente dell'autore ebbe una relazione colla famiglia del signor Pulcinella: -Nascita misteriosa dell'eroe.. - Particolari incredibili.

II - Progressi sorprendenti del giovane Pulcinella. - Come riesce a introdursi a corte. - Avventure dell'asino che balla sulla corda. - Come Pulcinella congedò un ambasciatore moro.

III - Pulcinella paggio del re. - Le tre disgrazie del signor di Bugolino, - Prima disgrazia. - Il segreto di Pulcinella.

IV - Seconda disgrazia del signor di Bugolino. - Cosa succedesse alla parrucca di questo signore ed a quella degli accademici.

V  - Terza disgrazia del signor di Bugolino. Sua costipazione, e singolari conseguenze.

VI - Come Pulcinella riuscì a distruggere un esercito di centomila Inglesi senza bruciare una cartuccia.  - Pulcinella abbandona Napoli e l'Italia.

VII - Orribile pericolo che corre Pulcinella durante la traversata. Come si salva. - Suo colloquio con un corsaro turco

VII - Si vede comparire il gattone color fuliggine. - Viaggio di Pulcinella: - Cosa gli capitò in una foresta.

IX - Con chi si trova Pulcinella. - Come riesce ad infilare i suoi compagni in uno spiedo.

X - Quale sorpresa attendeva Pulcinella nella grande città.

XI - Dell'incontro fatto da Pulcinella in un carcere. La coda del diavolo. - Modo d'evasione fino allora sconosciuto

XII - Pulcinella ai Campi Elisi. - Per qual ragione, onde essere veritiera, questa storia non finisce.

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 Altre versioni delle copertine del libro:















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Octave Feuillet (Saint-Lô, 11 agosto 1821 – Parigi, 29 dicembre 1890) è stato uno scrittore e drammaturgo francese.  Famoso durante il secondo Impero quando era scrittore ufficiale del regime.  Per trent'anni rappresentò un genere di narrativa di opposizione al realismo a cui ribatteva con il suo idealismo. Tra le sue opere più famose Il signore di Camors e il romanzo di un giovane povero.

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Ecco alcuni dei disegni contenuti nella mia edizione:




I disegni sono realizzati da Bongini Adolfo già autore di celebri incisioni per le avventure di Pinocchio  o per  le avventure del barone di Munchausen.



martedì 31 maggio 2016

Massimo Troisi ultimo Pulcinella?

4 giugno 1994 Sembrava un giorno come un altro, un mese come un altro… un anno qualsiasi. 
Questo pensavo e questo è quanto ho messo in musica nella mia GIUGNO. Nella canzone Pino Daniele si rivolge a Massimo Troisi (entrambi imitati da Enzo Garramone) e gli esprime esattamente questo concetto: Giugno quell'anno… sembrava un mese come un altro.
Non avrei mai immaginato che sempre il 4, ma di cinque mesi prima, nel  2015… Napoli, l'Italia, il mondo e io, saremmo rimasti ancora una volta stupiti da come in una giornata  qualsiasi di un mese che conosciamo benissimo… potesse verificarsi un evento storico così rilevante come la perdita di Pino Daniele.

 (GIUGNO) di Mascolo Giuseppe


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Ma veniamo al tema del blog:

TROISI ULTIMO PULCINELLA?

Chi legge questo blog sa che odio la frase "ultimo Pulcinella". 
Dopo ogni ultimo Pulcinella ne viene inevitabilmente un altro e, speriamo, che nessun tirapiedi riesca mai a far  esaurire questa fonte Pulcinellesca.
D'altro canto, se per ultimo non intendiamo finale ma "ultimo… per ora", allora tutto si rimette a posto e sarei perfino d'accordo con lui nell'affermare che Troisi è stato un "ultimo Pulcinella".

Cosa rende Troisi un Pulcinella?

Pulcinella è tante cose, la maggior parte delle quali sono strumentalizzazioni da parte del potere,  dai denigratori di Napoli dai media, di chi dice che Pulcinella è il vero male di un intero popolo, esempio di servilismo e di sottomissione. 
Per altri Pulcinella, invece, è spirito filosofico e beffardo che si oppone con commovente ironia alla dominazione e all'autorità.
Ecco cosa è stato Troisi, che esprimeva la sua vena comica proprio in direzione avversa alle autorità, dei luoghi comuni e che per questo, non di rado, ha anche avuto problemi con la censura.

"Nel febbraio del 1970 Troisi, assieme a Costantino Punzo, Peppe Borrelli e Lello Arena, mise in scena una farsa di Antonio Petito, E spirete dint' 'a casa ‘e Pulcinella



Petito, uno degli ultimi grandi Pulcinella napoletani, affascinava molto i ragazzi, e in particolare Massimo, che nella celebre maschera intravedeva una forza nuova, nascosta. 
«Ho cominciato a scrivere io» raccontò Troisi. «Già scrivevo poesie, ma solo per me, poi ho cominciato a buttar giù canovacci e tra parentesi mettevo ‘lazzi', quando si poteva lasciar andare la fantasia. A me divertiva proprio uscire coi ‘lazzi', improvvisare, per poi tornare al copione. 
Era il momento del teatro alternativo d'avanguardia e tutti volevano usare Pulcinella. Rivalutarlo. 
C'era Pulcinella-operaio, e cose del genere. A me questa figura pareva proprio stanca. Pensavo che bisognasse essere napoletano, ma senza maschera, mantenere la forza di Pulcinella: l'imbarazzo, la timidezza, il non sapere mai da che porta entrare e le sue frasi candide». 



Troisi cominciò a vestire i panni di Pulcinella in spettacoli domenicali, ma, deciso a staccarsi dal canovaccio seicentesco per entrare negli schemi d'intrattenimento della comicità moderna, si decise a portare in scena il proprio materiale." Da Wikipedia



Nel 1986 a causa di una crisi cardiaca, rifiutò di interpretare un Pulcinella  di Strawinskii  in uno spettacolo teatrale diretto dal regista Roberto de Simone.

"Lui si sentiva sempre come un dilettante, e avere a che fare con questi personaggi era per lui sempre una grande emozione. 
Ti dirò ancora di più, lo chiamò Roberto De Simone che doveva fare il Pulcinella di Stravinsky a Napoli, un Pulcinella tutto particolare, (…),  e quando ricevette questa proposta mi chiamò e mi disse: "mi ha chiamato Roberto De Simone!". Voglio dire, essere chiamato da Roberto De Simone era per lui come se… a me, mi chiamasse Bush. (dal sito spaghettiitaliani.com)

Nel  "viaggio di Capitan Fracassa", di scola,  liberamente tratto dall'omonima opera del 1863 di Théophile Gautier, Troisi ritorna ad indossare i panni di Pulcinella.




Una compagnia di comici viaggiante sta spostandosi dalla Spagna a Parigi. Con loro c'è il barone di Sigognac, completamente suqattrinato, del quale si invaghiscono Serafina e Isabella. 
Il barone per sostituire Matamoro, che è morto, prenderà il nome d'arte di Capitan Fracassa. 
Deluso, alla fine, dal comportamento di  Isabella, il barone troverà affetto tra le braccia di Serafina e porterà al successo la compagnia.
Il film affronta il tema del viaggio, simbolo del superamento di ostacoli, prove, pericoli e portatore di esperienze. Il significato del viaggio è soprattutto  nel suo percorso, un opportunità di conoscenza, stimolo naturale alla ricerca del nuovo. Ma è anche un viaggio reale, come quelli che portava gli attori della Commedia dell'Arte dall'Italia alla Francia.



Troisi sembra essere a suo agio nei panni di Pulcinella. Come Totò anch'egli non si piega la maschera ma la piega trasformandola in qualcos'altro… che è sempre Pulcinella. 
La fisionomia di Pulcinella ed il suo povero costume fatto di pesanti stracci per proteggersi dal freddo, sono stati studiato a lungo da Scola e dai suoi collaboratori, che hanno scelto di presentarlo nelle sue vesti piu' arcaiche ed affascinanti. (Aggiungo che aborro il costume di Pulcinella fatto di lucentissimo raso bianco.)



In questo spezzone di video, tratto dal film "il viaggio di Capitan Fracassa", è possibile vedere una rappresentazione tipica della commedia dell'arte: "il convitato di Pietra". Del convitato di pietra, di Don Giovanni e della statua del commentatore ne parleremo in modo più approfondito in un prossimo post.

Ebbe a dire  Troisi: <<......mi sono divertito a fare Pulcinella nel Capitan Fracassa, anche perché io quando scrivevo le farse su Pasqualino (personaggio che si rifaceva a Pulcinella, ma inventato) era anche per non affrontare Pulcinella, questa maschera così difficile e complicata. Invece la figura raccontata da Scola di Pulcinella uomo, mi piaceva.........>>



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Curiosità: 

Forse si fa, forse non si fa... la miniserie targata canale 5 dedicata a Massimo Troisi. Il progetto partì nel 2013 poi si arenò nel 2014 per volere della sorella di Massimo, Rosaria, e di Lello Arena... che ritenevano il progetto difficile  poco rispettoso del personaggio di Troisi.
C'è un produttore, c'è un regista (Mizio Curcio de "il tredicesimo apostolo") e c'è il protagonista: Fabio Troiano (torinese) ma la fiction... dov'è?

Secondo voi faranno la solita fetecchia... o potrebbe uscirne qualcosa di buono? Ditelo nei commenti. 


martedì 10 maggio 2016

Tarantella Napoletana di Camillo Mastrocinque


Armando Curcio (1900-1957) fa purtroppo parte di quella folta schiera dei grandi napoletani del teatro italiano del Novecento che rischia di finire nel dimenticatoio. Nato appunto a Napoli e trapiantato prima a Milano e poi a Roma, giornalista, umorista, novelliere, autore di libri per ragazzi, caricaturista ed editore, rivelò sulla scena la sua ispirazione più autentica. "A che servono questi quattrini" è una macchina per ridere dal funzionamento assolutamente perfetto. Ridere in maniera pulita e intelligente, merce sempre più rara. E grandi esempi di teatro comico sono anche "I casi sono due" (dal quale nacque la strepitosa maschera di Pappagone), "La fortuna con l'effe maiuscola" (scritta con Eduardo) e "Casanova farebbe così" (scritta con Peppino). (Cristiano Esposito sul blog Teatro e Passione)





Per il teatro scrisse anche "Tarantella Napoletana" che fu poi riproposta nel 1953 al cinema dal regista Camillo Mastrocinque.

In questo film viene raffigurata l'oleografia napoletana, fatta di canti, danze, macchiette e folclore della città partenopea. 
E' la trasposizione cinematografica della Rivista omonima, spettacolo teatrale costituito da una serie di variopinta di quadri, scenografie, scene e macchiette, intese ad illustrare Napoli, nei suoi aspetti più caratteristici, nei suoi panorami nel suo folklore nelle sue danze e canzoni, nei suoi tipi popolari. 
Nonostante il film dovrebbe essere a colori esistono in rete solo immagini dello stesso in bianco e nero... 

Il film è precedente di un solo anno da quel capolavoro, di cui parleremo in un alttro post, che è "Carosello Napoletano" (Ettore Giannini 1954) e in qualche modo ne anticipa il clichè: tante canzoni, tanta cartolina e tanti buoni sentimenti... 
Qui, nel film di Mastrocinque, Pulcinella è interpretato da Mario Frera , papà del cantautore Paolo Frescura interprete della famosa canzone anni 70  Bella dentro.
Mario sposerà l'attrice Rosita Pisano e lavorerà nella compagnia di De Filippo e successivamente con Nino Taranto poi, al cinema,  con Peppino De Filippo, Totò, Sofia Loren e interpreterà numerosi film  di cui "il camorrista" è l'ultimo.


Tarantella Napoletana, dicevamo, è un raccoglitore di musiche e scenette. La trasposizione cinematografica cerca di proporre al pubblico una visione da teatro, con tanto di fondali dipinti e attrezzi di scena scarni. Ci sono riferimenti a personaggi della Napoli antica come lo scrivano,  il cantastorie, il suonatore di pianino, il guappo 'e cartone, la shantosa ecc...
C'è anche una scena in cui un attore cerca di imitare il personaggio di Totò




Aprono la rappresentazione... Pulcinella e Colombina recitando una versione semplificata di una prosa di Salvatore di Giacomo (che sarà ripresa poi a Peppe Barra in "signori io sono il comico" come vedremo più in là). 

Un teatrino richiama una folla di ragazzini. Totò burattino e un altro personaggio salutano:

Pers. - Pubblico rispettabile, inclita guarnigione, comincia lo spettacolo con una delusione
Totò - Non è, secondo il solito, apparso innanzi a voi... Pulcinella con il diavolo, ma siamo apparsi noi!
Pers. - Haimè... stavolta il diavolo ci ha cacciato la coda.
Totò - E dal desìo di evadere, secondo vuol la moda, è stato preso il povero buffone infarinato.
Pers. - Col favor delle tenebre... Pulcinella è scappato.
Totò - È tornato tra gli uomini. Sta cercando gli incanti della sua vecchia Napoli e i colori e i canti che un tempo gli appartennero.
Pers. - Ora recita il mea culpa fra pianti e gemiti. haimè, che brutta idea.
Totò - Morale della favola: è sempre un grave torto tornare ai dì che furono... poiche... il passato è morto.

Il sipario del teatrino si alza e vediamo Pulcinella in carne ed ossa appoggiato mestamente su un lampione e colombina da poco sopraggiunta che si accorge di lui.

Colombina - Pulcinella? Che fai? Che t'è successo?
Pulcinella - Uè? Palummè? Sciasciona mia. Ah che bellezza vederti. Ma 'te veco overamente oppure sogno?
Colombina - Songh'io, songh'io... s'ò Colombina toia. Zuccariello mio. Maschione mio!
Pulcinella - Quanto sì bella. Sì azzèccusella e bella comm'a 'na sfugliatella.
Colombina - Uè... e nun fà 'o scustumato. Ma che hai fatto? Non stavi a San Martino? (il museo dove sono tenute cose appartenute ai più grandi Pulcinella n.d.r.)
Pulcinella - Come putevo stà sempre ll'à 'ncoppo? Me ne songo fujuto.




Colombina -  Scappato? Ah pazzo mentecatto! Tu che diavolo hai fatto?
Pulcinella - Niente! Palummè... te lo giuro... per quanto voglio bene ai maccheroni. Niente ho fatto. Ho dato lo sfratto al padrone di casa e zitto zitto me ne songo scappato.
Colombina - Sciagurato! Per le strade di Napoli? Solo, sperduto, stanco. E si t'arrestano?
Pulcinella - E mi faccio arrestare. Tanto è finito tutto. Tu nun saie quanto cammino me sò fatto. Addò stà cchiù Napule mio? Chiù niente... Palummè.



versione a colori dal sito ITALIA COLORIZZATA

Colombina - Povero Pulcinella
Pulcinella - Palummè...
Pulcinella - Tornatene llà sopra, a San Martino non è comica cchiù sta farsa che viviamo. No... chesta chitarra ccà làssala a terra. Mettici il lutto, mò se parla 'e guerra. 'e bbombe atomiche. Vattene a San Martino che starai meglio imbalsamato dint'a 'na curnice. E quando 'e furastiere 'te vengono   a vedè diglielo pure: chi mi ha ucciso ha ucciso tutta un epoca felice vienetenne cù mmè... Pulllecenè.






Scheda del film
Tarantella napoletana
sceneggiatura Armando Curcio
Profuttore Titanus
Cast